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AISG 2017

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

NUOVI STUDI SULL'EBRAISMO
XXXI CONVEGNO AISG 2017


Noi giorni 4-6 settembre 2017 si è tenuto a Ravenna presso il Dipartimento dei Beni Culturali il XXXI Congresso Internazionale dell'Associazione Italiana per lo Studio del Giudaismo (AISG  www.aisg.it). Il congresso era focalizzato sul tema Nuovi studi sull'Ebraismo, proposti da studiosi ebraisti italiani e stranieri, spesso giovani ricercatori recentemente addottorati.
 Alle 9:00 di lunedì 4 settembre, prima dell'inizio dei lavori, il prof Mauro Perani ha commemorato il prof Mauro Zonta, orientalista e esperto in lingue semitiche, deceduto il 27 agosto a soli 49 anni. Ha citato i suoi titoli accademici, le sue pubblicazioni, la sua partecipazione a Convegni, per cui era quasi più noto all'estero che in Italia. Zonta godeva di vasta stima ed era un vero genio nella ricerca, ma era molto modesto e riservato. Anche il prof  Piero Capelli si è unito alla commemorazione rievocando la grande generosità di Zonta, che metteva a disposizione di chiunque glielo chiedesse tutta la sua erudizione. La sua è una grande perdita per la comunità di studiosi e il presente convegno gli è stato dedicato.
 Le relazioni si sono svolte all'interno di sei aree o sezioni tematiche:
I   – Letteratura post biblica, rabbinica e medioevale;
II  – Storia e cultura degli Ebrei d'Italia;
III – Altri studi sulla storia e la cultura degli Ebrei;
IV – Paleografia e storia del libro ebraico;
V  – Linguistica e studi lessicografici;
VI – Mistica e pensiero ebraico.
 Nell'ambito della prima sezione Elisabetta Abate, dell'Università di Gottinga e Ilaria Briata (Postdoctoral Student, Università di Verona) hanno trattato temi particolari, come: Emozioni nella halakah? Studio sulle emozioni nell'ebraismo rabbinico classico, e  Disgusto, etica ed etichetta nel corpus rabbinico Derek Eres, sulla base di studi sui Trattati di condotta mondana, che testimoniano l'eclettismo della letteratura sapienziale dell'ebraismo rabbinico e sulla base di un'indagine lessicale sui passi emotivi. Si tratta di un eloquente assortimento di tradizioni, con cui si voleva istruire l'aspirante rabbi in materia di etica e di etichetta. Altre ricerche molto interessanti sono state quella di Alessia Bellusci (Postdoctoral Fellow, National Library  of Israel):  Immaginazione e modelli onirici  tardo antichi nei frammenti magici della Genizah del Cairo, dove la Bellusci ha spiegato e proiettato formule e preghiere, ricette magiche per ottenere il sogno rituale che doveva rispondere a un quesito, e parametri interpretativi, basati sul dualismo bene-male, puro-impuro, ebraico-non ebraico, che permettevano di classificare i sogni in favorevoli o sfavorevoli; e "Alla Sublime Porta: storie di ebrei e rabbini alla corte di Maometto il conquistatore, secondo la cronaca di Elia Capsali" di Francesca Valentina Diana, (PhD student,Università di Bologna). Elia Capsali, autore di una Cronaca dell'Impero ottomano,  narrò la fine dell'Impero bizantino (1453) e l'assurgere di Costantinopoli a capitale dell'Impero ottomano, impero multietnico e multireligioso. Capsali fu rappresentante e guida spirituale della comunità ebraica della città, divenne amico di Maometto II, membro del "divano imperiale" e capo dei musici di corte. Nella sua cronaca mettono in luce soprattutto le buone relazioni fra ebrei e musulmani, si esaltano la tolleranza e la libertà religiosa dell'Impero.
 A completamento della sezione, Raffaele Esposito, dell'Università "L'Orientale" di Napoli, ha collegato la letteratura medioevale alla narrativa israeliana contemporanea del tempo della Seconda Intifada, analizzando l'opera "Quella mattina il nove piccolo non era esploso" di Assaf Gavron, dove si parla dell'attuale conflitto arabo israeliano attraverso gli eufemismi della tecnologia. Gli attentati diventano simili a disastri naturali, il nemico appare invisibile, mentre davanti all'avanzatissima industria del terrore la classe politica e l'esercito sono impotenti.
 Per la sezione Storia e cultura degli Ebrei d'Italia si sono presi in considerazione i registri (pinqassim) delle comunità ebraiche italiane o delle confraternite come fonte interna per ricostruire aspetti della degli ebrei. Ariel Viterbo, della National Library of Israel, ha auspicato un Censimento dei Pinkassim comunitari italiani conservati in Italia e nel mondo. Andrea Yaakov Lattes dell'Università Bar-Ilan di Israele, ha trattato di Registri e documenti delle confraternite ebraiche in Italia durante il Seicento, Elena Lolli (PhD Student, Università di Bologna) ha riferito a proposito del suo studio su Atti di morte di illustri Rabbini cabbalisti nel Pinqas ha-niftarim degli anni 1658-1825 della hevrat Gemilut Hasadim di Lugo, leggendo alcuni di questi epitaffi, ampi e ricchi di lodi per i defunti.
I Registri dei morti della comunità ebraica di Venezia, una fonte preziosa per lo studio degli epitaffi dell'antico cimitero ebraico del Lido, è stato l'argomento svolto da Sofia Locatelli (PhD Student, Università di Bologna). Questi atti di Venezia sono in genere sintetici e scarni, non comparabili con quelli di Lugo; riportano solo nome e cognome del defunto, malattia o altra causa di morte, e il luogo dove si è verificata (Ghetto Nuovo, Vecchio, Nuovissimo). La datazione è secondo l'antico calendario veneziano che fa iniziare l'anno in marzo.  Ricorrono i nomi di poche grandi famiglie: Conegliano, Romanin, Costa, Cohen, Costantini, Laudadio, che si succedono di padre in figlio. A volte piccoli disegni spiegano la causa della morte: per es. per gli omicidi compare un pugnale. Il disegno dell'imbarcazione che trasporta i defunti al cimitero a volte riporta figure di maiali, per scherno verso gli ebrei. Nel 1630 si comincia a parlare di "male sospetto" e di sequestri di case nel ghetto, dove poi scoppiò la peste. Tutte le informazioni sono preziose e forniscono dati per ricostruire le vicende della comunità.
 Infine Antonio Spagnuolo (PhD student, Università di Bologna) ha trattato delle Fonti interne per lo studio degli ebrei di Ferrara: il Pinqas della Scuola Spagnola Levantina degli anni 1715-1811. I verbali degli atti del Consiglio comunitario ebraico sono molto utili per ricostruire la vita quotidiana, la storia, la religione, l'onomastica. Ercole I d'Este accolse molti ebrei spagnoli dopo l'espulsione del 1492, tanto che Ferrara divenne un centro ebraico importante, dotato di sinagoghe portoghese, spagnola e levantina. Dopo la fine del dominio estense moltissime lapidi dei cimiteri ebraici di Ferrara  furono riciclate per costruire dighe contro la piena del Po, per murare la Porta degli Angeli, per selciare le stalle del palazzo arcivescovile o rafforzare le difese delle mura contro i nemici. La colonna di Borso d'Este, che si erge all'ingresso del palazzo estense,  danneggiata da un incendio, fu ricostruita con l'impiego di lapidi ebraiche, che sono state viste e fotografate durante un recente  restauro. Spesso gli ebrei stessi furono accusati di averle  rubate e vendute, di un furto di lapidi fu accusato anche Isacco Lampronti. Ad ogni modo la quasi totale assenza di lapidi sepolcrali è spiegata proprio con i molteplici riusi di cui sono state fatte oggetto in città.
 Il secondo giorno sono stati esposti altri studi sulla storia e cultura degli ebrei. Gianmarco Sinisi, dell'Università di Bologna, ha proposto Considerazioni introduttive sullo studio del Hanok la-Na'ar del rabbino cabbalista lughese Yishaq Berakyah da Fano. Recentemente sono stati studiati molti tesori della comunità lughese, salvati dalle distruzioni nazi-fasciste in luoghi nascosti. Sono manoscritti, lettere , registri, verbali... Lugo fu un centro culturale importante, anche per l'accoglienza dei profughi iberici. La vita culturale fu dominata da nomi come Senigallia, Fano, Del Vecchio; Menachem Azaria diffuse la dottrina cabalistica. Di Yishak Berakyah  abbiamo il manoscritto della Palatina, opera enorme di cui Sinisi ha letto alcuni brani.
Cecilia Tasca e Mariangela Rapetti (docenti dell'Università di Cagliari),  hanno trattato il tema: I Carcassona. Dalla Provenza allo Studio Generale Cagliaritano. Prima la dott. Tasca, poi la dott. Rapetti hanno riferito, con l'aiuto di tabelle e alberi genealogici,  un loro studio sulla famiglia ebraica De Carcassona, insediata in Alghero: nel 1354 i Catalani occuparono Alghero e il re Alfonso d'Aragona attirò con immunità e protezioni molti ebrei che affluirono anche  a causa della travagliata congiuntura politica europea, per le espulsioni dalla Francia e dall'Inghilterra , per le persecuzioni in Germania e in Portogallo. I sovrani aragonesi li protessero per il grande contributo finanaziario che gli Ebrei potevano offrire loro. Alghero fu la colonia ebraica economicamente più importante della Sardegna. Durante una seconda migrazione molti ebrei giunsero dalla Provenza, fra cui i De Caracassona. La colonia, dotata di ampia autonomia, godette della massima espansione e prosperità, nonostante gli alti oneri fiscali. Ma nella seconda metà del secolo XV la situazione cambiò, gli ebrei ebbero sempre più restrizioni e divieti fino al 1492 quando fu messa in esecuzione nell'isola l'editto di cacciata degli Ebrei da tutti i domini del re di Spagna. Alcuni Giudei però non accettarono l'esilio e scelsero piuttosto di abbandonare la religione dei padri, o fingere di farlo. Così fecero i fratelli Nino e Samuele Carcassona che si convertirono al cristianesimo. I loro discendenti, che poterono fregiarsi del titolo di don, eccelsero nel campo politico e culturale. Ma per tutto il Cinquecento portarono avanti la tradizione ebraica con una certa sfrontatezza, tanto che furono accusati dall'Inquisizione, ma i privilegi ottenuti in passato li aiutarono. La famiglia si estinse all'inizio dell'Ottocento.
 In seguito, Mariuccia Bevilacqua Krasner dell'Università di Open, ha svolto la relazione: Il notaio e i suoi clienti: scelte e strategie dei primi prestatori ebrei a Padova nei rogiti del notaio Oliviero Lenguazza, mettendo in rilievo la figura di Oliviero Lenguazza, notaio a cui si rivolgevano gli Ebrei nel XIV secolo, per ogni atto riguardante la vita, l'attività e gli affari. I quattro banchi ebraici che sorsero allora nella città instaurarono un rapporto di fiducia col Lenguazza. La famiglia Lenguazza appare in documenti antichi dal periodo comunale, distinguendosi nell'amministrazione della città sotto i Carraresi e poi sotto la nuova dominazione veneziana, fino ad accumulare notevole fortuna. Uno di loro, Vitaliano Dente, appare nel XVII Canto dell'Inferno fra gli usurai. In seguito furono implicati negli antagonismi e rivalità politiche fra le maggiori famiglie del tempo, fra cui gli Scrovegni, tanto da essere scacciati da Cangrande.
 Di grande interesse è stata la relazione di Claudia Milani, Dottore aggregato della Veneranda Biblioteca Ambrosiana di Milano, dal titolo: Il Taccuino antropologico (1833-1841): un inedito di Samuel David Luzzatto, testo di cui sta curando l'edizione critica. Luzzatto è un autore importante per l'ebraismo mondiale, noto come esegeta, biblista, ma poco come filosofo. La vita di Samuel David Luzzatto (nato a Trieste nel 1800 e morto a Padova nel 1865) fu semplice, senza grandi avvenimenti ma con molti lutti. L'unico avvenimento degno di nota fu il suo trasferimento a Padova dove entrò a far parte del Collegio rabbinico nel 1829, il primo e il più famoso al mondo per studi a livello accademico finalizzati all'emancipazione ebraica. Al Collegio rabbinico insegna molte materie, grammatica, storia, teologia dogmatica e morale israelitica. Per vari aspetti possiamo confrontarlo con Elia Benamozegh, come lui lavorò sulla Bibbia a livello scientifico in dialogo col mondo non ebraico in un contesto storico ricco di stimoli alla ricerca di una nuova identità ebraica. Luzzatto rimane sempre estremamente ortodosso, ma utilizza strumenti filologico-linguistici moderni, si apre alla modernità, al dialogo con un mondo diverso, quello della cultura filosofica.  
 Il manoscritto in questione, di circa 90 pagine, è in italiano con alcune citazioni in francese. Si trova nell'archivio dell'UCEI di Roma. Ci sono due versioni, una dal titolo Taccuino antropologico, l'altra, Scritti antropologici. Quest'ultima fu ricopiato dal figlio Beniamino al fine di darlo alle stampe, cosa che non avvenne. Luzzatto, convinto empirista, con questo scritto vuol contrastare Kant che, con la sua metafisica, sostiene l'esigenza dello spirito umano di indagare oltre l'empirismo. Inoltre medita sull'esistenza di Dio e sui fondamenti dell'etica. Suoi autori di riferimento sono Kant, Galluppi, Cartesio e Malebranche. In particolare Samuel David Luzzatto considera, leggendo Kant, temi etici e della conoscenza, ma forte del proprio empirismo, nega l'esistenza di teorie analitiche a priori. Ad ogni modo il suo approccio filosofico è molto libero, critico, in quanto si confronta sempre con quello che rifiuta.
Matteo Bianchi (PhD, Università di Bergamo) ha trattato il tema: Orfani dei padri: Giacomo Debenedetti e l'ebraismo.  Ha messo in luce il rapporto difficile fra Giacomo Debenedetti e l'ebraismo. Su questo rapporto Debenedetti nel 1923 scrisse Amedeo,  un racconto ambientato nella crisi postbellica: Amedeo è un adolescente accidioso, narciso, che si ritiene il migliore, ma non riesce ad agire. Il suo impegno è fine a se stesso. Ci sono nel racconto molti aspetti autobiografici, perché Debenedetti non può scrivere la sua autobiografia per il conflitto che sente fra progetto e destino. Lo frenano l'introspezione autobiografica e l'origine ebraica (nel contesto di una crisi di cui si fa portavoce). Come  Umberto Saba e Italo Svevo ha il problema del padre (e della madre) ma ha anche nostalgia del padre che per lui coincide con la tradizione. Vive fino in fondo la crisi dell'ebreo, cioè dell'uomo moderno. Un tema è quello della passività dell'ebreo, che si trova anche in Giorgio Bassani. Primo Levi invece, in Se non ora quando vuole sfatare questo tema parlando della resistenza degli ebrei. L'ebreo di Debenedetti, come di altri scrittori ebrei, appare un uomo in profonda crisi che ha sempre uno scavo carsico dentro se stesso. Ma nella critica di Giacomo Debenedetti si avverte l'assunzione su di sé del peso dell'uomo moderno e questo ne fa un educatore.

Per la sezione Paleografia e storia del libro ebraico, Élodie Attia (ricercatrice dell'Università di Marsiglia), Maria Giuseppina Mascolo  e Roberta Tonnarelli (ambedue PhD dell'École Pratique des Hautes Études  di Parigi) hanno parlato della Bibbia in caratteri ebraici trasmessa nel Medio Evo, dei suoi aspetti paleografici, delle epigrafi ebraiche di Matera e della scrittura "italiana" dei secoli XI e XII a Otranto e di altre testimonianze coeve.
Di particolare interesse è stata la sezione Linguistica e studi lessicologici. Massimiliano Marrazza (PhD Università di Firenze) ha trattato  Opposizioni funzionali e funzioni lessicali del nome ḥly (=malattia) nel corpus dell'ebraico antico. Maria Colasuonno (dell'Università degli Studi di Napoli "L'Orientale") ha trattato Benvenuto Aron Terracini: precursore della sociolinguistica nel suo studio del giudeo-italiano antico e moderno. Nei suoi articoli sul giudeo-italiano Terracini mette la lingua in relazione con la cultura e mostra interesse anche per la dialettologia, con particolare attenzione alle variabili linguistiche dei flussi migratori e ai fattori di unificazione come la scolarità. All'interno delle comunità la varietà giudaica è prestigiosa, mentre all'esterno è giudicata provinciale. Anche con l'emancipazione si hanno modifiche espressive. La Shoah poi costituì la tragica accelerazione della morte della lingua. Il giudeo-italiano moderno è caratterizzato da un minor numero di arcaismi, per cui appare avviato all'estinzione. Alberto Legnaioli (PhD Università di Firenze) ha svolto il tema: Il tempo in ebraico antico: alcune note semantiche. Ha individuato tre sostantivi nel campo semantico di tempo: עת  גמן מועד. Ha spiegato, con molti esempi proiettati sullo schermo, i significati diversi, poetici, giuridici, di questi tre nomi (intervallo di tempo, tempo opportuno, tempo prestabilito, occasione, festa, stagione, ecc.) nei testi biblici,  nei testi di Qumran, nella Mishnà, le incertezze  fra fenomeno naturale e fenomeno festivo che il contesto non sempre chiarisce e le variazioni di campo semantico. Alessandra Pecchioli (PhD Università di Firenze) trattando il tema Elaborazione del linguaggio naturale (NLP) in ebraico: il caso dell'analisi linguistica automatica applicata all'ebraico mishnaico del Talmud, ha spiegato lo sviluppo, fatto nell'ambito del progetto di Traduzione del Talmud Babilonese, del sistema elettronico "Traduco" che serve per adattersi ai problemi posti dall'opera in traduzione. Si tratta di una nuova linea di ricerca finalizzata alla traduzione, ma anche alla facilitazione della ricerca linguistica. Il sistema fornisce una gran quantità di dati e informazioni linguistiche, e consente inserire annotazioni e citazioni, evidenziare categorie semantiche, effettuare ricerche complesse.
Infine Romina Vergari, dell'Università di Firenze, ha svolto uno Studio semantico contrastivo del campo lessicale dei sostantivi della 'legge' nella Bibbia ebraica e nelle sue antiche versioni in greco ponendosi come obiettivi l'analisi del lessico ebraico antico e la ricerca di percorsi semantici. La Settanta è oggetto di studio prezioso per gli aspetti filologici, linguistici, letterari della tradizione esegetica nel mondo ebraico ellenizzato, che ha avuto un'influenza centrale sulla cultura occidentale. In particolare Vergari ha esposto lo studio sulla parola משפט che costituisce un esempio di variazione sintagmatica, con i significati: giustizia, legalità, diritto e i loro equivalenti greci della Settanta.
Per l'ultima sezione "Mistica e pensiero ebraico" si sono succeduti altri sei studiosi e ricercatori, Giuseppe Cùscito e Margherita Mantovani (PhD della "Sapienza" di Roma), Chiara C.Scordari dell'Università di Pisa, Ilana Wartenberg (University College London), Gal Sofer (Ben Gurion University of the Negev) e Cristina Tretti (Socia Aisg) che hanno trattato di testi mistici e simbolismo cabalistico, nelle loro prospettive antropologiche e fortuna storiografica.

Giovanna Fuschini


 
 
 
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