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Alberi in Israele per suor Anastasia di Gerusalemme


 

Discorso del Priore Generale


     Caro Rabbino Luciano Meir Caro
  Cara Suor Anastasia e consorelle di Ravenna
  Cari amici e amiche:
Quando Madre Anastasia mi ha parlato di questa celebrazione, sono andato in fretta a vedere la mia agenda. Lei mi parlava di un rappresentante della Curia, ma il mio vero desiderio era quello di partecipare in prima persona a questa consegna del certificato dell'albero in terra d'Israele a questa cara consorella. Purtroppo altri impegni presi da qualche tempo non mi permettono di accompagnarvi in questo momento, ma mi unisco di cuore, sia al meritato omaggio a Suor Anastasia, che al senso profondo di ciò che si celebra, che non è altro (niente meno!) che l'amicizia e la fratellanza tra ebrei e cristiani, simbolizzata in un albero, segno di vita, di speranza, di crescita.
Ringrazio di cuore il Rabbino per questo gesto e mi auguro che ci sia un'altra occasione per incontrarci personalmente.
Non c'è bisogno di dire che, come carmelitano, mi sento onorato e fiero di questo segno che vuol essere un riconoscimento del contributo di questa nostra consorella a una maggiore conoscenza tra noi cristiani e i nostri fratelli maggiori nella fede, gli ebrei. E' un "mestiere" (benedetto, bellissimo e gioioso) al quale ho dedicato molto tempo nella mia vita. Per anni sono stato membro del "Centro de Estudios Judeo-Cristianos" a Madrid al quale partecipava con frequenza il Rabbino della mia città, Baruj Garzón, Rabbino saggio (scusate la tautologia) dal quale ho imparato tanto. Ricordo, con un pizzico di nostalgia, i nostri incontri sia in Spagna sia in Israele.
Sono convinto che nel nostro caso, come carmelitani, i vincoli con il popolo di Israele siano ancora più profondi. Siamo nati in Israele (Eretz Israel) che, in un certo senso, è rimasto sempre la nostra patria ricordata e amata, sicché i Carmelitani hanno voluto riprodurre in ogni nuova fondazione quell'ambiente originario e (caso unico tra gli ordini religiosi) ogni nuovo convento o monastero portava, e porta ancora oggi, il titolo di "un nuovo Carmelo"; invochiamo il profeta Elia come il nostro fondatore (Pater et dux); portiamo il nome di Carmelitani che evoca il monte della bellezza nel nord della Terra Santa; proprio oggi, 16 di Luglio, onoriamo Maria, Miriam, figlia d'Israele, sotto l'invocazione del Carmelo... e, inoltre, tanti carmelitani e carmelitane hanno professato un grande amore per il popolo eletto o hanno avuto un certo vincolo con Israele. Basta citare:
- i primi eremiti del Carmelo, che hanno vissuto la loro fede nel Wadi' ain-es Siah;
- Thomas Netter, grande teologo carmelitano che nel secolo XV si reca a Vienna e approfitta per domandare agli ebrei circa la loro celebrazione della penitenza e il perdono;
- Baldovino Leersio, che nelle sue leggende medioevali mariane insiste sull'origine ebraico della Madonna;
- Teresa d'Avila, d'origine ebraica lei stessa che, seguendo l'abitudine dei carmelitani non chiede alle sue monache nelle Costituzioni la cosiddetta (tristemente detta) "pureza de sangre";
- Tito Brandsma, carmelitano olandese che difese nell'Olanda occupata i diritti dei bambini ebrei e che lottò (fino a donare la propria vita) affinché i giornali cattolici non pubblicassero gli slogan antisemiti dei nazisti;
- Edith Stein che, già convertita al cristianesimo, accompagna la mamma alla Sinagoga e prega con tutto il cuore il Dio dei nostri padri...
- Oswald Ruffeisen, che ha sofferto nei campi di concentramento e che ha tentato di creare una liturgia cristiana in lingua ebraica (molto prima del Concilio Vaticano II);
- Elias Friedman, carmelitano scalzo ebreo che ha riflettuto sul tema sempre affascinante dell'identità ebraica e che ha fatto lo studio archeologico più importante nel Monte Carmelo;
- il vescovo Donal Lamont, grande difensore dei diritti della maggioranza nera in Zimbabwe, che ha difeso nel Vaticano II che gli ebrei dovevano essere accennati in maniera esplicita e speciale;
- Cristiana Dobner, Carmelitana scalza che ha scritto moltissimo (e con grande amore e competenza) sull'ebraismo e il Carmelo...
- e una lunga schiera di carmelitani e carmelitane che hanno sentito nel profondo del cuore il legame con il popolo ebraico, sia come cristiani e dunque come figli dell'alleanza, sia come carmelitani. Credo che a questa schiera si potrebbe aggiungere il nome di Suor Anastasia e le carmelitane di Ravenna (anche se lei, per modestia, non sarà d'accordo).
Ancora una volta grazie a tutti. Non vi stancate di approfondire questa conoscenza reciproca. Conoscere il popolo ebraico, la sua fede e la sua religiosità, non è per noi un esercizio di erudizione, ma significa conoscere meglio (con gratitudine e affetto) chi siamo.
Che il Dio d'Israele, il Dio di Abramo, Isacco e Giacobbe, il Dio di Elia, il Dio della vita, della verità e della bellezza vi benedica a tutti. Con vero affetto

Fernando
Fernando Millán Romeral, O.Carm.Priore Generale

Ringraziamento di suor Anastasia


Monastero Monache Carmelitane - Ravenna 16 luglio 2015
  Sono molto contenta di questo dono, di questo momento di incontro e comunione col nostro carissimo Rabbino Luciano Meir Caro e con gli amici dell'Amicizia Ebraico Cristiana della Romagna.
Sono contenta di questa opportunità che ci permette di aprire ancora di più e in modo anche visibile gli spazi del nostro monastero, gli spazi del nostro Ordine carmelitano, all'incontro con Israele.
  Sono consapevole che questo riconoscimento che oggi mi viene dato, è un dono immeritato. E' vero che da più di vent'anni svolgo il servizio di trascrizione delle conferenze di rav Caro, mettendo così a disposizione di tante persone, il tesoro che lui, via via, nel corso degli anni, ha continuato a condividere con gli amici dell'Amicizia Ebraico cristiana. Però è anche vero che questo lavoro, questo impegno sono stati per me un'opportunità molto forte di accostarmi alle immense ricchezze del popolo ebraico. Ricchezze per le quali vale la pena ogni fatica!
  In questi giorni ho ripensato al mio primo incontro con rav Caro e ho cercato di rileggerlo alla luce di tutto il cammino percorso in questi anni, alla luce del mio amore per le Scritture ebraiche, per la mistica ebraica, per il popolo di Israele.
Quando rav Caro è arrivato qui al nostro monastero, una mattina di tanti anni fa, è successa una cosa particolare. La sorella che ha risposto alla ruota gli aveva dato la chiave per il parlatorio, ma al suo tentativo di aprire, la chiave si è spezzata. E così ho dovuto aprire il portone della clausura per poterlo salutare.
  Dentro di me ho sentito come se fosse passato il profeta Elia. Davanti a lui le serrature sono saltate, le chiavi ordinarie non sono state sufficienti. La forza dello spirito di Elia richiedeva un'apertura immediata, senza barriere, senza limitazioni. Richiedeva un contatto forte, vitale.
  Del resto, chi veramente sceglie di cercare, conoscere e amare il Dio di Israele deve saper che questa è la modalità, questa è l'esigenza.
  Chi si innamora del popolo di Israele deve essere disposto a lasciar cadere le difese, per entrare come in un abbraccio di fuoco. Quello stesso abbraccio che i nostri padri Mosè, Abramo, Isacco, Giacobbe, Elia hanno vissuto con Dio e che ancora oggi, nella loro invincibile tenacia,  continuano ad offrirci, perché ci lasciamo accogliere in esso.
  Spero dunque che questo piccolo momento di incontro e comunione tra la nostra comunità monastica e il carissimo rabbino Luciano Meir Caro, possa contribuire a far crescere il fuoco dell'amore per Israele e possa avvicinare tutti noi, ciascuno a modo suo, ciascuno nella sua dimensione di profondità, alla nostra amata patria, la Eretz Israel, nella quale tutti, un giorno, ci ritroveremo.

Con commozione, ancora ringrazio.

Sr. M. Anastasia di Gerusalemme ocarm

 
 
 
 
 
 
 
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