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GIORNATA DELLA MEMORIA 2015


Il Comune di Lugo ha organizzato una mostra, con materiale raccolto dal torinese Franco Debenedetti Teglio, a proposito delle leggi razziali emanate nel 1938 dallo Stato italiano. La mostra, nata molti anni fa da una collaborazione con l'A.E.C. di Torino, nella persona di Cynzia Burzi, è andata via via arricchendosi:  riporta storie, documenti, fotografie sugli atti discriminatori attuati dal regime fascista. È stata allestita in una sala a pianterreno della Rocca di Lugo, recentemente restaurata. Resterà  aperta dal 24 gennaio al 5 febbraio e sarà visitata  da molte scuole.
La mostra è stata inaugurata sabato 24 gennaio dal sindaco Davide Ranalli e dall'assessore alla Scuola prof. Silvia Golfera. Domenica 25 gennaio, alle ore 11 sono stati invitati il rabbino Luciano Caro di Ferrara e la dott.ssa Miriam Ines Marach, ebrea lughese di origine, studiosa di storia dell'ebraismo e delle civiltà orientali, autrice fra l'altro di una importante opera sul Cimitero Ebraico di Lugo.  Anche Maria Angela Baroncelli e alcuni membri dell'A.E.C. di Romagna,  erano presenti all'appuntamento e hanno ascoltato gli interventi  di Silvia Golfera, di Miriam Marach e del rabbino Luciano Caro.
Silvia Golfera, assessore alla Scuola, ha informato sulle varie iniziative che il Comune di Lugo ha adottato in questa occasione. Per esempio gli studenti della scuole superiori, dopo aver visitato Auschwitz, hanno preparato un lavoro elaborando dei percorsi  per approfondire l'argomento. Fra le altre iniziative c'è questa mostra, frutto della raccolta di storie di Franco De Benedetti Teglio, un prezioso testimone di quel tempo che si è sempre impegnato  a far conoscere nelle scuole la storia delle leggi razziali. Si tratta di pannelli che raccontano, attraverso documenti, foto e narrazioni, la storie di famiglie italiane ebree, che in seguito a quelle leggi, dovettero sopportare discriminazioni, spogliazioni, persecuzioni. Alcuni riuscirono a salvarsi con la fuga, con l'aiuto di alcuni amici, con documenti falsi, nascondendosi, ma molti altri furono deportati e non tornarono più da vari Lager.  Lo scopo delle leggi razziali  era quello di uccidere l'anima ebraica. Non ci sono riuscite, ma l'antisemitismo non è scomparso, ha attraversato i secoli, e oggi assistiamo alla sua recrudescenza: molte scritte hanno imbrattato i muri del ghetto a Roma, in molti siti internet troviamo beceri slogan antisemiti, stragi e attentati si sono verificati in questi ultimi anni specie in Francia.
Da quanto accade oggi possiamo capire che anche una società, anche avanzata, può lasciarsi manipolare da abili mistificatori e demagoghi, in momenti di crisi e di sofferenza sociale,  e essere indotta a individuare un capro espiatorio su cui sfogare crudelmente tutte le proprie frustrazioni e disagi. Gli ebrei sono stati spesso questo capro espiatorio, soprattutto nel '900, benché si pensasse che il progresso civile e spirituale dovesse impedire queste cose. Perciò può accadere ancora e dobbiamo lavorare in questo senso, memori del passato.
All'esterno di questa Rocca è stata affissa una lapide recante i nomi di 26 ebrei  di Lugo deportati e non più ritornati. Ad essi è stata dedicata una corona d'alloro.
Sono stati ricordati anche i Giusti di Lugo, che, come tanti altri nel mondo, si sono opposti con responsabilità individuale ai crimini contro l'umanità di fascisti e nazisti.
Nell'Archivio di Stato di Lugo si conservano le testimonianze di ciò che è stato fatto in seguito alle leggi razziali contro gli ebrei: espropri di beni, disattivazione di telefoni, chiusura di conti nelle banche, cacciate da scuola e licenziamenti. Infine catture e deportazioni. Per alcune storie a lieto fine che ci sono state, si sono verificate anche catastrofi terribili.
Rav Luciano Caro si è compiaciuto con chi ha realizzato la mostra che, pur nella sua semplicità, colpisce per i contenuti, mettendo in rilievo proprio il fatto che per gli ebrei la persecuzione è stata qualcosa di inaspettato, a cui nessuno riusciva a credere. Circolavano notizie, c'erano sintomi, ma gli ebrei rifiutavano di avvertire il pericolo perché erano molto inseriti nel tessuto sociale. Oggi, ha detto, è un momento difficile, la comunità ebraica europea è preoccupata perché si pensava che i mostri dell'intolleranza e dell'odio fossero ormai relegati nel passato. L'atmosfera in Europa è molto pesante a causa del risveglio di tale odio non solo verso gli ebrei ma anche verso altre minoranze.
La Shoah non è qualcosa che ha inciso solo sulla consistenza numerica degli ebrei, benché perdere 6 000 000 di esseri umani è un grande genocidio che poteva schiacciare un popolo: qualcuno si è salvato, ma, si è detto, nessuno ne è veramente uscito vivo. Ma Auschwitz non è riuscito a distruggere l'ebraismo. La Shoah non è solo un problema nostro, ma dell'Europa intera, che non ha ancora fatto i conti con se stessa. La Shoah riguarda anche i non ebrei, tutti sono coinvolti, quelli che non hanno reagito, che sono rimasti indifferenti o non hanno avuto coraggio, e quelli che si sono impegnati in prima persona rischiando la vita; insomma è un problema che coinvolge tutti. Ma la reazione del mondo europeo alle stragi di Parigi è stata blanda: è vero che bisogna rinforzare sempre più il dialogo, ma per dialogare bisogna essere in due, due parti che si riconoscono in certi princìpi. Però se la controparte vuole solo eliminarti non può esserci dialogo,  non c'è altra alternativa che difendersi con ogni mezzo consentito, come denunciare e condannare con forza e chiarezza questo antisemitismo. Se il fascismo e il nazismo fossero stati subito combattuti e repressi, quante vite si potevano risparmiare.
Luciano Caro ha concluso dicendo che oggi, quando si parla di ebrei, lo si fa quasi solo riferendosi alla Shoah. Un ebreo è perito o è sopravvissuto alla Shoah.  Ma la storia ebraica ha almeno 3000 anni e in questi 3000 anni gli ebrei hanno dato un contributo notevolissimo allo sviluppo della civiltà umana. Questo bisogna soprattutto ricordare. La Shoah è importante, ma gli ebrei hanno qualcosa da dire anche su molti altri argomenti. Sono sempre stati quelli che hanno rotto gli equilibri. E se non c'è chi lo fa, il mondo si ferma.


 
 
 
 
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