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I sogni nella Bibbia

Rabbino Caro -  16 maggio 2019
 

 
Parliamo ora del sogno nella tradizione ebraica, soprattutto nel campo biblico. Sogno, è un argomento molto ampio che poi non è caratteristico della tradizione ebraica perché dei sogni si parla in moltissime culture. E certe cose gli ebrei le hanno imparate dalle culture delle popolazioni presso le quali si sono trovati a convivere: Babilonesi, Sumeri, Egiziani e così via. Quindi tutti hanno attribuito ai sogni un certo significato.
 Nella Bibbia il sogno compare molte volte, ma non so se avete fatto caso che nel libro BERESHIT, nel libro della Genesi, che è il primo libro del Pentateuco, i sogni sono frequentissimi. Sognano tutti. Sognano, non parlo di ebrei perché non esistevano ancora, sognano coloro che sono stati prescelti da Dio o i discendenti di Abramo, sognano dei pagani, sognano tutti!  
 Se voi contate, io non li ho mai contati,  ci sono decine di sogni fatti nelle circostanze più strane. Tutti sogni che sono considerati in qualche modo premonitori o che danno delle indicazioni e così via. Stranamente, quindi nel libro della Genesi c'è una certa attenzione nei confronti del sogno: è uno strumento del quale Dio si serve per dare determinate comunicazioni agli esseri umani. Fatto in forma non sempre palese; perché il sogno va interpretato. Eh.
 Stranamente in tutti gli altri libri della Bibbia, quasi tutti, non sogna più nessuno. Cioè i sogni sono rarissimi.
 Non solo sono rari, ma sono visti generalmente con una certa ritrosia. Il sognatore è colui che di solito vende del fumo. Dice il testo della Torà: non date retta a stregoni, a quelli che fanno dei sogni  e vogliono ricavarne chissà che cosa. Quindi mentre nel primo libro della Bibbia, della nostra Bibbia ovviamente,  sognano tutti, il sogno è uno strumento comunissimo, negli altri libri sognano in pochi e anche quei pochi non sempre sono visti come delle persone ...  .  
 Se ci sono dei sogni, si vanno a cercare delle cose un po' legate con certi atti di stregoneria, nel senso che  chi sperava di ricevere un sogno con l'indicazione di Dio andava a dormire in un luogo speciale, pensando che il sogno fosse influenzato dal luogo dove uno andava a dormire. Il riferimento è, e poi ne parleremo, al sogno della scala di Giacobbe. Comunque è molto raro e ci si domanda: ma perché prima, nel libro della Genesi, sognano tutti e poi sognano in pochi o molto meno e i sogni non hanno questo valore che è attribuito loro?
 E c'è chi risponde, dà una risposta - non siete obbligati ad accettarla. Che cos'ha di caratteristico il libro della Genesi rispetto agli altri libri?
 Qualche commento dal pubblico: Genesi, origine, ci sono i patriarchi, c'è la creazione.
 
Tutto bene, replica il rabbino. Se lei vuole sapere come è andata la creazione non legga la Bibbia.
Perché non è un libro di cosmogonia. Son tutte storie che sono raccontate, che sono storie fino a un certo punto.
 
Non mi sentirei di definire Abramo un personaggio storico. Di Abramo se ne parla nella Bibbia ma non c'è  nessun altro riferimento in nessuna altra letteratura di questo personaggio. L'uscita dall'Egitto, storicamente è documentata? Credo proprio di no, è un bellissimo racconto, pieno di significati, imparo una quantità di belle cose, ma che sia capitato ...  il testo biblico ci dice che sono usciti dall'Egitto, questo popolo ebraico liberato in forma clamorosa, miracolosa, con le dieci piaghe ecc. ecc. e sono usciti in seicentomila uomini di età matura, senza contare i bambini, i vecchi e le donne. Se fosse così, risulterebbe che gli usciti dall'Egitto sarebbero stati a dir poco un milione e mezzo. E qualcuno dice scherzando, più o meno, che se fosse così, quando il primo ebreo era entrato in terra d'Israele l'ultimo non era ancora uscito dall'Egitto.
 Una carovana di questo genere!, quindi non c'è storia. Ci sono dei fatti che forse sono collegati con la storia, o con fatti storici, ma rielaborati allo scopo di imparare qualche cosa.
 Quindi, mi interessa cosa posso ricavare da quel racconto.  Che sia esistito o che non sia esistito, non ha importanza. Se qualcuno mi dimostrasse che Abramo non è mai esistito o che Mosè non è mai esistito, per me non conta niente. Devo elaborare nel mio intimo gli insegnamenti che derivano da queste persone.  Se non è esistito pazienza, non è importante, non tengo conto dell'insegnamento di Mosè perché lui è vissuto. Se non c'era, perché è stato inventato, va bene lo stesso, imparo delle cose utili.
 Quindi, mi sto avvicinando.

 Allora la domanda è: cos'ha di diverso il libro della Genesi che qualcuno, - vi aiuto! -, definisce il libro dei sogni?  
 E' il libro dei sogni, rispetto agli altri che invece non sono il libro dei sogni. Cos'ha di diverso?
 La risposta che viene - non dovete accettarla, guai a voi, dovete recepirla, elaborarla e poi pensare mi va bene, non mi va bene o cercarne un'altra - il libro della Genesi è il primo e unico libro della Bibbia che precede la promulgazione delle leggi da parte di Dio. Quasi a sottolineare prima che l'uomo abbia ricevuto da Dio un messaggio con il comportamento che lui deve tenere in questa vita, non era una vita reale, era una vita di sogno.
 La vita reale comincia quando c'è Dio che interviene e dice: adesso vi dò le istruzioni per l'uso dell'esistenza e noi l'abbiamo recepita, poi non sempre l'abbiamo messa in pratica. Ma comunque lì comincia la vera vita.  Di responsabilità, prima è una vita per modo di dire. Una vita quasi virtuale potrei dire.
 Sono sogni rivelatori, commenta Mariangela. Tutto quello che vuole, rivelano, ma comunque i sogni fanno parte di un mondo un po' fantastico, il mondo reale comincia quando ci si scontra con una legge e dobbiamo osservarla, e dobbiamo tramandarla, dobbiamo metterla in pratica e chi non la mette in pratica si deve sentire carente; ecco, è un tipo di risposta.
 
Dal secondo libro della Torà, il libro dell'Esodo, c'è la promulgazione del  Decalogo, le leggi. Prima non ci sono leggi. Quale legge impariamo dal libro della Genesi? Si imparano tanti bei raccontini, anche edificanti ci mancherebbe altro, non voglio denigrare queste cose!, ma fanno parte di un mondo che non è il nostro mondo.
 Il nostro mondo è più difficile, non è dei sogni, ma dello scontrarsi con una realtà. Bene, detto questo, questo spiegherebbe perché il libro della Genesi è pieno di sogni e poi la gente non è che non sogna più ma ci si rivolge più alla vita reale.
 Bene sognano tutti. E qualcuno non sappiamo bene se sogna o immagina di sognare.  Ci sono alcune visioni che hanno avuto determinati personaggi come Abramo per esempio.  A un certo momento Abramo, come racconta il testo biblico, ebbe una visione; in una visione, quindi anche per indicare la parola sogno si adoperano delle espressioni diverse.
 Qualche volta si parla di MAR-HA  visione, veduta. Ha visto qualche cosa o pensa di aver visto qualche cosa.
 Oppure ha avuto una visione, nel caso specifico, Abramo ha una visione, la riceve di notte, e lui stesso quando si è svegliato al mattino, si è domandato: ma queste cose sono una comunicazione di Dio che mi ha fatto o me lo sono inventato? Una visione!; ho mangiato troppo, può capitare, è soltanto la conseguenza di un fatto fisico. Lascia incerto persino il soggetto che si domanda: ma questo l'ho sognato davvero ed è veramente un messaggio divino o è una fantasia del mio subcosciente?
 Ecco, c'è anche questo,  un mondo fantastico, un mondo dell'irreale in qualche modo.
 Dobbiamo imparare qualche cosa da questi racconti, ma non è la vita nostra. Abbiamo altre connotazioni, la nostra esistenza.
 Bene, sognano un po' tutti. Dio si rivolge ad Abramo, e ci sono famosissimi sogni.
 Non so io, vi ricordate ad esempio Dio che si rivolge ad Abimelek? Era un re filisteo presso il quale è andato ad abitare Isacco, secondo patriarca, figlio di Abramo. E ci viene raccontata questa bella storia che non sta tanto in piedi, no. Isacco, seguendo l'esempio di suo padre, fa un qualche cosa che ci fa un po' ...   .
 Vi ricordate? Si racconta che a un certo momento Abramo aveva ricevuto non una visione stavolta, una comunicazione diretta da parte di Dio, non mi chiedete come, perché non lo so, e Dio dice ad Abramo: questa terra dove tu ti trovi sarà la terra tua e dei tuoi discendenti. Possesso della terra: gli promette questo.
 A un certo punto, in quella terra, la terra di Canaan, scoppia una carestia, la siccità e Abramo che faceva di mestiere il pastore pensa: se c'è la siccità non cresce l'erba, se non cresce l'erba, io alle pecore cosa dò da mangiare?     E quindi pensa: me ne vado da questa terra, perché vado a cercare una terra dove posso conservare il mio patrimonio. La terra che non era soggetta alla pioggia è l'Egitto. Perché lì c'è il Nilo, che piova o non piova l'acqua c'è sempre. E Abramo, notate l'insegnamento, l'inventore del monoteismo, il quale in qualche modo viene meno alla promessa che Dio gli ha fatto: quella terra è tua e dei tuoi discendenti e lui se ne va da questa terra per salvare il patrimonio. Se veramente era un uomo di fede così profonda doveva dire: questa è la terra, devo stare qua, siccità o non siccità, io devo star qua e se perderò una parte del gregge, del mio patrimonio, è la volontà di Dio.  No, lui pensa di emigrare, porta tutto in Egitto.
 E lui dell'Egitto aveva un concetto molto negativo. Tanto è vero che prima di andare in Egitto dice a sua moglie Sara: Io so che sei una donna molto bella, se ne è accorto adesso, siccome andiamo in Egitto e c'è il pericolo che vedano una donna molto bella!; ti prenderanno per portarti nell'arem di Faraone e faranno vivere te, ma me m'ammazzano.
 Perché gli egiziani sono dei selvaggi! Ha questa concezione dell'Egitto, degli egiziani, che sono tutti selvaggi, che sono dei sottosviluppati, dei trogloditi e ci va lo stesso.
 Quindi viene meno alla promessa che gli ha fatto Dio e viene meno anche ai suoi doveri ... per piacere quando saremo in Egitto dì che sei mia sorella! Così salvo capra e cavoli. Quindi se ti prendono e ti portano nell'arem e beh sia fatta la volontà di Dio. Ci fa una magra figura se consentite! Quello che mi piace dei personaggi è che sono umani.
 Non è questo sant'uomo irradiato da raggi divini. Ha delle posizioni molto belle, litiga contro Dio quando c'è da salvare Sodoma e Gomorra, litiga contro Dio, ma poi quando c'è da salvare il patrimonio è un pochino meno attento.  
 Vanno in Egitto, e cosa succede? Appena entra in Egitto i ministri di Faraone vengono a sapere che è arrivata dalla terra di Canaan una donna meravigliosa, la mandano a prendere e la portano nell'arem di Faraone. Faraone si accorge, non mediante dei sogni, ma mediante dei fatti che da quando quella donna è entrata in casa sua le cose non vanno bene. C'è qualche disgrazia. I suoi maghi, che qualche volta dicono la verità, gli dicono: queste disgrazie che sono sull'Egitto sono colpa di questa donna, è lei che ti porta male. E s'accorge, fa delle indagini, e s'accorge che lei non era la sorella di questo Abramo ma ...
 Manda a chiamare Abramo e gli dice: Disgraziato che non sei altro! Ma cosa pensavi?, io stavo per commettere un errore molto grave, andare a letto con una donna sposata!, e lui gli fa la predica. Quello che doveva essere il sottosviluppato fa la predica ad Abramo. Ma non ti vergogni? Il più civile dei due era Faraone!
 Siccome aveva capito che questo tale aveva dei rapporti speciali con una divinità speciale, li sbatte fuori dall'Egitto. Gli restituisce la sorella illibata o quasi e gli dà persino un compenso, una buonauscita. Una liquidazione, per togliersela dai piedi, prendi, ...  .

Questa cosa si ripete nella generazione successiva. Questa volta è Isacco che va nel paese dei filistei e anche lì c'era una questione di acqua che c'era o che non c'era e dice di sua moglie Rebecca,  anche lei una donna molto bella: è mia sorella. Non ha capito la lezione della generazione precedente, non le capiamo, le lezioni delle generazioni precedenti, non sempre! E lì c'è il testo che è bellissimo, perché è tenue ma dice tutto senza dirlo, facendolo capire. A un certo momento Abimelek re dei filistei si accorge che questa signora non era la sorella di Isacco, ma la moglie.
 Come fa ad accorgersene? Si dice, bellissimo no?, c'è tutto un gioco di parole perché passando vicino alla casa dove abitava Isacco, vede attraverso la finestra degli atteggiamenti di Isacco nei confronti della moglie che non sono gli atteggiamenti che si hanno con la propria sorella.
 E il testo dice: vide che Isacco scherzava con sua moglie. Cosa vuol dire che scherzava? Le raccontava le barzellette?  Cosa vuol dire? Notate il gioco di parole: ITZQAK dalla radice ridere, quello che fa ridere. La parola ridere in ebraico ha tanti significati, può voler dire essere contenti, può voler dire sorridere, può voler dire deridere, può voler dire anche non ridere ma divertirsi. Quindi lui vide dalla finestra che Isacco si divertiva con degli atteggiamenti che si hanno con la moglie ma non con una sorella. E vede queste cose e la notte ha un sogno con Dio che gli compare e dice: Lascia stare, togliti di testa quella donna, perché è sposata.
 Questa volta c'è un sogno, interviene un messaggio da parte di Dio, un Dio che peraltro lui non conosceva, che gli dice: quella è sposata. Aver visto quegli atteggiamenti ecc. fa sì che anche lui chiama Isacco: Perché hai mentito? Per poco uno qualsiasi del nostro popolo avrebbe potuto unirsi sessualmente con questa signora e sarebbe capitato su di noi un grande peccato.
 Anche lui dal punto di vista morale è su un piano superiore a quello di Isacco. Solo che lui è stato avvertito mediante un sogno, chiaro: lascia stare questa donna perché è sposata.
 
Poi ci sono i sogni, c'è una quantità di sogni, vi dò solo qualche esempio per farvi capire, il sogno di Giacobbe quello che è più famoso.
 Giacobbe era fratello di Esaù, aveva litigato con suo fratello a proposito di sottrazione di primogenitura, anche lui ci fa una brutta figura, vende la primogenitura, litiga con il fratello, il fratello è amareggiato e un po' arrabbiato allora per evitare la vendetta di suo fratello, Giacobbe su suggerimento della madre e il permesso del padre, se ne va da casa sua. In quella casa dove viveva nella bambagia, perché lui era sempre insieme alla mammina che gli faceva i dolcetti, gli rincalzava le coperte di notte ecc.
 Insomma è una persona molto delicata e vezzeggiata e trattata con molta attenzione soprattutto ...
 scappa da casa e questa persona che era abituata a tutte le attenzioni che riceveva in casa sua scappa e va a cercare rifugio presso i parenti di sua madre in un altro paese ed era la prima volta che usciva di casa. E mentre era abituato a tutte queste attenzioni in casa, si trova per la prima volta a dormire per strada e dorme in una località, questo è importante,  e ha come guanciale una pietra.
 Lui abituato alle copertine profumate, ecc. dorme  all'aperto e fa questo famoso sogno il quale anche questo come quasi tutti i sogni ha delle forme di irrealtà. Sogna: vi ricordate?, c'è una scala piantata per terra e con la cima che arrivava fino al cielo e piantata per terra e su questa scala vede degli inviati di Dio che salgono e scendono.
 Come degli ascensori, praticamente, e insieme a questa scena sente la voce di Dio che era lì presente in qualche modo che lo consola e lo incoraggia. Giacobbe non aver paura ... non essere disperato perché io ti proteggerò, ti farò tornare alla tua terra e così via. Anche Giacobbe ha questo messaggio incoraggiante da parte di Dio nonostante che non fosse così moralmente su un piano superiore e fa questo sogno. E cosa fa quando lui si sveglia? Dice, non sapevo che in questo posto ci fosse Dio. E' un po' una sciocchezza perché Dio non è in quel posto.
 E cambia il nome a quella località: la località, la zona dove lui si era fermato si chiamava LUZ e lui la chiama BETEL, la casa di Dio; è incoraggiato, poi continuerà il suo viaggio ma il mattino quando lui si è svegliato pronuncia una frase che non ci piace per niente.
 Dice: se Dio manterrà la sua promessa di darmi tutto quello ... incoraggiamento, un futuro ecc. ed io tornerò a casa, aveva già nostalgia di casa sua dopo dodici ore che ne era partito, tutto quello che Dio mi darà io gli offrirò una decima.
 Non mi piace per niente questa espressione di Giacobbe, perché è quasi un ricatto a Dio.
 Se tu mantieni le promesse, chiariamo questo, mette in dubbio, e mi farai diventare abbiente e avrò delle ricchezze ecc. te ne offrirò la decima parte. Non mi aspettavo questo da un patriarca, no! E la cosa finisce così.
 Ma c'è questo sogno. Questo sogno che è collegato dal punto di vista di Giacobbe con una località che chiama BETEL, la casa di Dio.
 Diventato famoso, qualche secolo dopo ci faranno un santuario a metà strada tra il santuario dedicato all'unica divinità o mezzo pagano, insomma un santuario double face, per tutti i servizi.
 Questo è un altro sogno che lui ha.
 Un sogno che questa volta non era così chiaro perché, sì c'è la promessa di Dio, la  reazione non simpatica di Giacobbe, ma cos'è questa scala piantata per terra, questi angioletti che vanno su e giù e quindi che meritano una interpretazione che noi non sappiamo quale sia?  Naturalmente ci sono state fornite molte interpretazioni...  .
 Poi c'è un'altro sogno sempre di Giacobbe. Questo Giacobbe a un certo momento, durante il suo viaggio,  va a trovare rifugio presso il suo zio Labano che abitava nell'attuale Siria e si mette a fare il pastore per conto di suo zio.
 Lui, che era come carattere un pochino imbroglione, trova un qualcuno che è più imbroglione di lui. Che gli dà delle lezioni. Perché Giacobbe ha lavorato per questo signore per ottenere in sposa due sue figlie, quattordici anni lavora, dopo 14 anni gli dice: senti Labano ho pagato il mio debito con te - perché una volta la sposa andava pagata - ho pagato il prezzo di due mogli adesso me ne vado. E Labano gli dice:  no, stai con me, sei un pastore fenomenale, io sono molto contento di te, dimmi cosa vuoi? Vuoi uno stipendio, una retribuzione? Sì e cosa fanno?
 Fanno un patto di questo genere, non so se ricordate. Si mettono lì e decidono questo: che d'ora innanzi prendiamo il gregge che apparteneva a Labano e dobbiamo fare una scelta. Da oggi in poi tutte le pecore che nasceranno maculate cioè con il pelo a chiazze sono di Giacobbe; dovrebbero essere una minoranza perché le pecore di solito hanno un colore abbastanza uniforme, tutte quelle che sono a tinta unita sono di Labano. Sì, benissimo, han fatto questo patto tutti contenti. La punizione, l'insegnamento dato a Giacobbe; eh tu hai imbrogliato tuo fratello per la primogenitura, ti meriti che qualcuno ti dia delle lezioni di imbroglio!
 E cosa fa Labano? Hanno sottoscritto il patto, l'indomani mattina prende tutto il gregge e lo porta a tosare in modo che non si riconoscesse più e quindi come si fa a riconoscere le maculate? Erano tutte dello stesso colore, quindi è rimasto imbrogliato.Ma Giacobbe che aveva 14 anni di esperienza di pastore aveva scoperto un qualcosa, aveva scoperto, con delle osservazioni fatte sul campo, che se si prende nella stagione in cui le pecore sono gravide e negli abbeveratoi dell'acqua ci mettiamo nel fondo certi tipi di vegetali che sono scortecciati, cioè prendendo dei rami che siano intagliati a strisce in modo che vi siano delle parti chiare e delle parti scure e glie le mettiamo sul fondo dell'abbeveratoio.
 Le pecore gravide che muovono l'acqua con il muso per bere vedono queste cose traballanti  e nascono delle pecore che in maggioranza sono maculate, a strisce. Ha scoperto questo dalla natura, dalle sue osservazioni, è il primo esperimento di bioetica che è stato fatto e quindi si procede alla divisione del gregge e Labano si accorge che lui è un imbroglione ma c'era quello che era un ex imbroglione che è diventato più imbroglione di lui.
Per cui Giacobbe diventa sempre più ricco, si arricchisce perché nascono pecore fatte così. A un certo momento Giacobbe s'accorge che non c'è più una buona atmosfera in quella casa, prende le sue mogli e scappa. Io torno a casa mia! Son passati più di vent'anni da quando è uscito. E scappa senza dir niente a Labano. Labano è arrabbiatissimo: ma come!?, con tutto quello che ho fatto per lui?! Lo insegue con degli uomini armati e con cattive intenzioni. Era piuttosto bellicoso!
Di notte Dio compare a Labano e gli dice: non far niente a questo signore. Che non ti venga in mente di fargli del male. L'indomani c'è l'incontro, Labano raggiunge quello e dice: Ah!, se dipendeva da me ti avrei fatto ...  ma è intervenuto il tuo Dio e mi ha detto che non devo fare niente!
 Comunque, resta il fatto che si mettono a litigare sul piano economico. Le mogli che hai erano figlie mie, quindi, i figli che hai avuto sono in qualche modo miei nipoti, il gregge che tu possiedi oggi è stato sottratto alla mia proprietà,  perché hai fatto queste cose?  E Giacobbe gli risponde per le rime. Sì è vero mi hai dato le figlie, ma le ho pagate, ho fatto il servizio per te ecc. ecc. e io ho lavorato una quantità di anni senza tener conto delle ore di lavoro, d'inverno con il freddo, d'estate con il caldo, quindi mi son rotto tante cose per prendermi cura del tuo gregge e adesso cosa vuoi da me? Poi decidono di fare la pace.
 Fanno la pace, ma anche in questo caso c'è un intervento di Dio, mediante un sogno.
 
 Poi potremmo parlare molto ampiamente dei sogni di Giuseppe figlio di Giacobbe, che era chiamato dal suo entourage il signore dei sogni.  E anche quelli sono di una bellezza anche letteraria molto interessante. Questo Giuseppe che nei confronti degli undici fratelli ha dei grossi problemi di comportamento, si dà un sacco di arie, perché è intelligente più degli altri, ma lo fa notare.
 E quindi, si dice che lui a un certo momento chiama i fratelli e dice: ho fatto un sogno. E racconta questo sogno ai fratelli. Vi ricordate il famoso sogno dei covoni.
 Eravamo in un campo, stavamo raccogliendo dei covoni di grano, ognuno di noi stava legando il suo covone, a un certo momento i covoni si sono drizzati, hanno preso vita, e i vostri covoni si inchinavano al mio covone. E i fratelli gli dicono: ma cos'è sta storia? Vuoi dominare su di noi? E cosa hanno fatto i fratelli?    Qual è stata la risposta dei fratelli al sogno di Giuseppe? Glie l'hanno interpretato! Eravamo in un campo, facevamo dei covoni, a un certo momento i covoni si sono messi dritti e i vostri covoni si sono inginocchiati al mio. Ah, significa che tu vorresti che noi ci prostriamo a te? E lui niente, con la faccia così, l'avete detto voi, mica l'ho detto io. Fa un altro sogno e sogna che, questa volta non è più su un campo, ma è sul piano cosmico, ho sognato che c'erano il sole e la luna e undici stelle che si inchinavano  a me. Questa volta non sono stelle che si inchinano ad altre stelle, e lo racconta ai fratelli. E i fratelli come reagiscono?
 Niente, stavolta non dicono niente. Non gli danno la soddisfazione di aver capito il sogno. Stanno zitti. Ma a lui scoccia, non mi dicono niente. A lui piaceva sentirsi dire le cose dagli altri. Un furbacchione.
 Racconta di nuovo il sogno in una occasione in cui erano presenti fratelli e padre. E il padre gli dice: Ma cos'è questa storia? Ma che razza di sogni fai? Dovremmo venire tua madre e io e i tuoi fratelli a prostrarci a te? L'hai detto tu. Anche il padre inconsapevolmente gli ha detto quello che lui voleva sentirsi dire. E il testo dice: - Attenzione eh! - E i fratelli lo odiarono per i suoi sogni e per le sue parole.
 Non so se avete capito! Perché si odia un tale perché fa certi sogni? Hanno interpretato, hanno capito, tu sogni,  lui poteva dire cosa c'entro io, i sogni non sono mica dipendenti dalla nostra volontà, tu sogni quello che vorresti che succedesse. Il sogno è una forma di desiderio.
 E per i sogni e per le parole, per il modo con cui la raccontava.
 Andando avanti nella storia di Giuseppe, succede a un certo momento che Giuseppe, venduto dai fratelli, va in Egitto, è messo in prigione in Egitto, accusato di tentata violenza nei confronti della moglie di un ministro e mentre era in prigione ci sono due funzionari egiziani coi quali lui aveva dimestichezza. Personaggio straordinario, di una grande simpatia ma di una grande antipatia. Perché aveva una intelligenza tale che, quando lui parlava con qualcuno, il suo interlocutore gli rispondeva e dopo un istante si accorgeva di essere stato preso in giro.
 Era il suo modo di parlare. Ho fatto un sogno! Prima i fratelli, e i fratelli gli hanno detto quello che lui voleva sentirsi dire, poi si sono pentiti, dovevamo stare zitti. Quando ha raccontato il secondo sogno i fratelli sono stati zitti, l'han capita la lezione. Ma lui allora si fa dire la spiegazione da suo padre davanti ai fratelli.
 Ci sono tantissimi episodi molto gustosi.
 Giuseppe va in prigione, accusato falsamente di tentata violenza verso una signora e in questa prigione ottiene una grande simpatia da parte del capo della prigione. Così nella prigione fa tutto quello che gli pare. Va su e giù, è un po' il capo della prigione lui, va e viene. L'unica cosa che non poteva fare era uscire dalla prigione.
 Si racconta che entra una mattina presso una cella dove erano detenuti due alti funzionari egiziani, il capo dei coppieri, il ministro delle bevande di Faraone e il capo dei panettieri, e li vede tristi. Come mai oggi avete una brutta faccia? Pensate, uno straniero in Egitto, considerato un sottoprodotto, subumano, che parla con degli ex ministri: stamattina avete una faccia che non mi piace tanto! E loro gli rispondono: abbiamo fatto un sogno ma non sappiamo spiegarlo. E lui dice: Le spiegazioni dei sogni appartengono a Dio. Ditelo a me, è solo Dio che può spiegare i sogni.  E loro gli raccontano il sogno. Gli raccontano il sogno e i sogni li conoscete. Vorrei che li rileggeste poi.
 Il primo sogno dice: mi trovavo vicino a una vigna e sognavo che c'erano tre grandi grappoli di uva, li spremevo nel bicchiere di Faraone e glielo davo da bere. E Giuseppe: Semplicissimo per me, è cosa da niente spiegare questo sogno! I tre grappoli rappresentano tre giorni; tra tre gironi il Faraone esaminerà la tua pratica e deciderà di perdonarti e tu riprenderai la tua prima attività di coppiere di Faraone. Ah bene!, e il capo dei panettieri si è accorto che lui aveva spiegato bene il sogno.
 Come ha fatto ad accorgersene? E' strano, eh?, e poi gli racconta il suo sogno.
 Anch'io nel mio sogno ho sognato che ero per strada, avevo sul capo tre panieri pieni di pane appena sfornato e mentre camminavo per strada sono arrivati degli uccelli che hanno mangiato il pane che avevo sulla testa. E lui risponde: Questo sogno è chiarissimo: i tre panieri rappresentano tre giorni; tra tre giorni il Faraone esaminerà la tua pratica e ti farà impiccare. E gli uccelli selvaggi verranno a mangiare la tua salma.
 Ha spiegato i sogni a tutti e due. Ma cosa vuol dire? Secondo qualcuno vuol dire che ognuno di loro ha fatto due sogni: il capo dei coppieri ha fatto il suo sogno, quello dei grappoli d'uva e la spiegazione del sogno dell'altro e l'altro la stessa cosa, ha sognato la storia dei cesti di pane. Se no come poteva dire: Ho visto che hai spiegato bene? Come faceva a sapere che era la spiegazione giusta?  
 
Quindi c'è questa idea che nei sogni c'è insita una forma di interpretazione che è data da qualcun altro o da lui stesso. Pagina seguente, Faraone sogna anche lui stavolta e fa il famoso sogno delle vacche e delle spighe.Mi trovavo vicino al Nilo a un certo momento salivano dal Nilo sette vacche grasse meravigliose sane, ecc. e immediatamente dopo salivano dal Nilo altre sette vacche molto magre e le vacche magre si mangiavano le grasse, ma rimanevano magre; poi mi sono riaddormentato ma ho fatto un altro sogno subito dopo. Ho sognato che nel campo spuntavano sette spighe di grano meravigliose, rigogliose piene di chicchi di grano e subito dopo nascevano al loro posto sette spighe che invece erano striminzite perché non c'era niente dentro.
 E lui spiega, il sogno è semplicissimo. Faraone era venuto a sapere che c'era questo detenuto che era bravo con i sogni, lo manda a chiamare e Giuseppe glielo spiega. Le sette vacche grasse e le magre vuol dire che ci saranno sette anni di grande abbondanza che saranno seguiti da sette anni di grande carestia talmente tale che nei sette anni di carestia non ci si ricorderà più dei doni dell'abbondanza.
 E la stessa cosa delle spighe, e il fatto che lo stesso sogno sia avvenuto due volte con soggetti diversi dimostra che la cosa è imminente. Per cui mi permetto di dire a Faraone: Provveda, cerchi, negli anni di abbondanza, di raccogliere più derrate possibili e poi rivenderà quando ce ne sarà bisogno.
 Non c’è nessuno così bravo come te ecc. Lo nomina viceré d'Egitto: Fai tutto quello vuoi, compra vendi. E Giuseppe diventa viceré d'Egitto. Ma anche qui ci sono dei sogni che sono mandati a Faraone.
 
Ce ne son tanti altri. Bilam quel famoso indovino che ... non voglio approfondire troppo.
 Nella Bibbia ci sono dei sogni che più o meno in modo trasparente dimostrano, indicano la volontà di Dio come sogni premonitori in qualche modo e qualche volta danno anche l'indicazione di cosa si deve fare. E qualche volta ci si deve arrivare da soli. Questo è il modo come sono presentati questi sogni, come un qualcosa di reale, un qualcosa che ha un significato, una modalità operata da Dio per dare delle indicazioni a tutti. Le dà ai patriarchi, cioè a coloro che teoricamente erano monoteisti, le dà a dei pagani di tutte le qualità, gente molto altolocata, gente non altolocata.
 
E quindi questa è la visione del sogno. Mi pare di avere citato i sogni principali che riguardano il libro di BERESHIT, il libro della creazione, e aver fatto notare che sognano un po' tutti, di tutte le qualità.
 Ci sono poi dei sogni che compaiono nei libri successivi ma sono meno pregnanti.
 Qualche volta, per esempio, succede che Saul che non sapeva come comportarsi in una certa circostanza, va a fare un sogno in un luogo che aveva delle connotazioni di sacralità, una specie di santuario, non ebraico ma pagano. Andando lì è più facile che Dio mi risponda. Vado apposta per sognare; non so come comportarmi e quindi dal sogno che farò ... E’ la strumentalizzazione del sogno.
 E c'è anche chi dice questo. Molto spesso l'attività profetica dei profeti, Isaia, Geremia, Ezechiele, e così via  in realtà veniva trasmessa qualche volta attraverso dei sogni.
 
Cioè il profeta non aveva un contatto diretto con Dio, ma aveva un contatto notturno nel quale gli si presentava un qualcuno che gli dava delle indicazioni e lui riteneva che questo fosse ... ma quando si svegliava il mattino poteva avere dei dubbi. Ma l'ho sognato soltanto, era un sogno o era una mia illusione?
Molto spesso i profeti fanno delle profezie ma accompagnate da gesti. Il che fa pensare che probabilmente loro hanno sognato la cosa, e quindi hanno fatto un sogno che hanno interpretato in un certo modo.
Geremia per esempio sogna un vasaio che prende dell'argilla e la manipola in modo tale da farne venire fuori un vaso.
 E cosa vuol dire questo sogno? Geremia lo traduce così: questa è l'attività di Dio che si serve dell'argilla, cioè dell'essere umano, siamo fatti di terra, e ci modifica come vuole lui. Noi crediamo di essere indipendenti, di aver le nostre idee ecc. ma in qualche modo siamo influenzati dalla volontà di Dio, che è sempre presente anche quando noi non ce ne accorgiamo.
 Il mandorlo: vede un mandorlo che fiorisce e cosa vuol dire questo mandorlo? Cosa ha di speciale? Siamo nel primo capitolo di Geremia. Il mandorlo è un albero il quale pare che sia in natura uno dei primi a germogliare.
 E' vero anche adesso!, commenta Mariangela.
 In ebraico mandorlo è SHAKED, ma questo termine vuol anche dire “fare le cose alla svelta”. Può essere premuroso nel farle, gli ha presentato questa cosa, cosa c'entra il mandorlo? E Dio gli risponde: C'entra! Perché, tieni conto che le profezie che io ti comunicherò vengono alla svelta; non sono profezie per un tempo lontano.
 Ci sono degli elementi che portano un pochino più avanti.
 L'interpretazione che viene data in questo mondo dei sogni ...  Isaia dice a un certo punto: così come succede che un tale ha sete mentre dorme e sogna di bere. E fa questo esempio che è riconosciuto poi dagli studiosi della psicologia moderna e della psicanalisi. Che cos'è il sogno?  Attenzione, pensate a Giuseppe, e ai fratelli: Perché sogni queste cose? Se le sogni vuol dire che le desideri.
 Il sogno, sostengono i cultori della psicoanalisi, non è altro che una rappresentazione deformata di una realtà che noi abbiamo dentro e contiene delle aspirazioni oppure una autocondanna per aspirazioni che noi riteniamo che siano non buone.
 La famosa distinzione nel campo, spero di non dire delle sciocchezze!, nel campo psicologico che nel nostro intimo è formato da tre elementi (non è vero che sono tre ma per capirsi) intrecciati: c'è il nostro intimo poi al di sotto ci sono le pulsioni che noi abbiamo, molto spesso negative, i desideri inconsci di fare delle cose che non dovremmo fare, ma queste cose sono ricacciate dentro perché la parte superiore della nostra psiche, che è influenzata dall'educazione che abbiamo avuto, da quello che ci hanno insegnato i maestri, i genitori ecc., respinge le pulsioni che vorrebbero venir fuori quando siamo in stato di incoscienza. C'è una lotta tra le pulsioni negative e l'educazione che abbiamo avuto e questo conflitto avviene nella nostra psiche e queste cose si traducono, nel sogno, in forma deformata. Quindi, come diceva Isaia: sogniamo di bere quando abbiamo sete. E noi sogniamo di fare delle cose che sono deformate dall'attività di quella parte superiore del nostro essere che si vergogna; noi le pensiamo in un certo modo e cerca di camuffarle. Sono cose che succedono certe volte, vanno studiate.
 
 Tutto questo per arrivare alla conclusione che poi è affermata dai maestri del Talmud; nel Talmud si dice tutto e il contrario di tutto. Alcuni maestri del Talmud parlando del sogno dicono: i sogni sono qualcosa di  inconsistente, chi dà retta ai sogni è fuori dalla realtà. Ma c'è chi sostiene che un sogno non interpretato è come una lettera non letta. Il sogno contiene un messaggio, se non lo interpreti è come se qualcuno ti ha mandato una lettera che tu non apri. Ma per aprirla occorre una certa capacità, qualche volta anche un certo coraggio per capire questa lettera. Qualche volta ti svela degli aspetti di te stesso che non immaginavi di avere.
 Le pulsioni, l'odio contro il padre, qualche volta sogniamo di fare dei guai, di ammazzare qualcuno e magari abbiamo questo desiderio di far fuori qualcuno  ...  viene mascherato, non è presentato alla persona che noi odiamo, viene presentato in un altro modo perché c'è questo controllo superiore che ti impedisce di portare a livello cosciente questi desideri.  
 Queste intuizioni erano già presenti, forse, anche nello stesso testo biblico, quando dice che i fratelli odiavano Giuseppe per i suoi sogni. Lui poteva dire: Cosa c'entro?!; ho sognato questa cosa, non dipende mica dalla mia volontà se ho sognato! Ma i fratelli hanno capito: se sogni questo vuol dire che tu aspiri a questo e che vuoi dominare su di noi, con la storia dei covoni, e lui fa dei passaggi: nel primo sogno sono dei covoni che si inchinano al suo covone, che mi importa sono dei fasci di spighe!?  Ma il secondo sogno dice il sole la luna e le stelle si inchinavano a me, stavolta parla più chiaramente.
 E ancora qualcosa che è anche riconosciuto dalle ricerche della psicologia, che sostengono che ogni notte - non so se sia vero, dovete informarvi voi - che tutti i sogni che facciamo in una notte, nella stessa notte, hanno la stessa interpretazione. Noi sogniamo qualche aspirazione, lo sogniamo più volte nella stessa notte, ma sono la continuazione l'uno dell'altro.
 Proprio perché le pulsioni negative che vengono fuori non riescono a venir fuori in un certo modo, allora cambiano prospettiva. Come Giuseppe, che prima sogna i covoni e poi va avanti e sogna altre cose.
 Faraone fa lo stesso sogno con lo stesso significato, ma prima con le vacche poi con le spighe. Tutta la notte lui continuava questo concetto, una specie di intuizione che lui ha avuto oppure un messaggio che aveva avuto da qualche parte.
 Il problema è molto complesso!
 
Giuseppe dice: Non sono io, ma è il mio Dio!, commenta Mariangela.
 Risponde il rabbino. Giuseppe, il testo dice che lo odiavano per i suoi sogni e per le sue parole.  Giuseppe, se fate attenzione, da quando esce da casa e farà tutto questo percorso venduto dai fratelli in Egitto, a casa di Putifar, le false accuse della padrona, i suoi rapporti con i fratelli, i suoi rapporti con Faraone, con tutti non c'è volta che lui parli che non metta in mezzo la parola ELOHIM  Dio. Quando lui parla, parla in modo che il suo interlocutore non capisca niente, ma dopo si accorge: perché non ho capito? Sono uno stupido!
 Pensate un po'. Quando la moglie del ministro Putifar vuole sedurlo e gli dice con atteggiamento sprezzante perché lui è uno schiavo e lei la moglie del primo ministro e ha voglia di andare a letto con lui, non è che gli fa le moine: Ma come sei carino ecc. No! Gli dice solo: Vieni a letto con me! Gli ha dato un ordine. Tu sei una macchina, quindi ubbidisci.
 E lui risponde facendole la predica. Lui schiavo che si rivolge alla moglie del ministro e risponde: Il mio padrone cioè tuo marito, mi ha messo a disposizione tutto quello che aveva, tutto meno il pane che lui mangia, il pane che lui mangia vuol dire te, il suo pane; se io facessi una cosa del genere peccherei davanti a Dio.   
 E tutte le volte che lui successivamente parlerà, parla per spiegare il sogno, dice che le interpretazioni appartengono a Dio, ci mette sempre questo Dio in mezzo.
 Arrivano i fratelli per comprare il grano, e lui li tratta male, e ci mette sempre Dio in mezzo. Ma cos'è questo tale che parla sempre di Dio?! Avevamo un fratello che parlava sempre di Dio! Non l'han capito, fino in fondo. Lui li prende in giro, in tutti i modi. Vi ricordate? Li ha invitati a pranzo e li ha messi a tavola in ordine di età e loro non si son domandati come faceva a sapere la nostra carta di identità? Dà degli input per indicare: capite chi sono io e loro no. E alla fine, quando si rivela, poi gli dice: Non ve la prendete perché tutta questa nostra vicenda è volontà di Dio perché Dio mi ha mandato qua; voi credete di avermi venduto, ma in realtà è volontà di Dio che succedesse tutto questo perché io potessi provvedere al vostro mantenimento.
 C'è anche questo gioco delle parole. Ve ne ho fatto prima un cenno quando Isacco scherza con la moglie. Ma come scherza? Non scherzava per niente, ma il giocare sulle parole,  ridere vuol dire tante cose in ebraico. Han chiamato Isacco ridere; cosa c'era da ridere? C'era da ridere perché Abramo ha avuto questo figlio a 100 anni e la moglie ne aveva 90. Chiunque sentirà che io a 90 anni ho avuto un figlio da un marito vecchio, si metterà a ridere. Ma vuol dire che si metterà a ridere o vuol dire che ci sarà della derisione? Cioè i benpensanti pensavano forse: Questo signore a 100 anni ha avuto un figlio!?? Non sarà che qualche suo amico più giovane l'ha aiutato in questa faccenda?
 La derisione sardonica, ironica, cattiva! Si può ridere per una risata di gioia, di coinvolgimento nella gioia di qualcun altro, ma si può ridere in senso beffardo.
 Ragazzi me ne devo andare.
 Dal pubblico: posso chiedere la differenza tra profezia e visione? Son due cose diverse o no?, non so se corrispondono.
 Il rabbino: io non so cosa voglian dire, ma il verbo ebraico CHAZZAH indica una visione che va interpretata, non necessariamente sogno, può essere un sogno ma può essere una visione. Una immagine anche da sveglio.
 La profezia si dice in un altro modo o è sempre la stessa radice? No, no, qualche volta si dice CHALOM qualche volta MACHASEH.
 Di Miriam, - fatemi dire questo alla svelta, - e Aronne, fratelli di Mosè a un certo momento si racconta che hanno parlato male di Mosè. Perché ce l'avevano con Mosè? Litigi familiari!; succedono. C'era una forma di gelosia dei due fratelli nei confronti di Mosè. E traggono spunto dal fatto che Mosè s'era sposato e a loro non andava bene o non gli piaceva la cognata. Quando uno ce l'ha con una persona, anche se si soffia il naso non va bene. Ecco, e parlano male di Mosè. Interviene il Signore Iddio e si rivolge ai due fratelli e dice loro: perché avete parlato male di Mosè mio servo?
 Loro si vantavano dicendo: Dio è comparso anche a noi, Mosè non è l'unico destinatario della parole, si è rivolto anche a noi qualche volta Dio! Quindi anche noi abbiamo avuto delle visioni, e cose del genere. E Dio risponde a loro: quando Dio compare a qualcuno, succede questo: MI FACCIO CONOSCERE DA LUI IN UNA VISIONE, cioè qualcosa che si vede con gli occhi, GLI PARLO CON UNA VISIONE PROFETICA.  
 Non è così per Mosè! A lui ho parlato bocca a bocca come parlo con un amico.
 Voi avete delle intuizioni di un messaggio divino, ma sempre incerto, con una visione che vi domandate: Ma sarà proprio vero? Io con Mosè ho parlato in forma diretta!
 E questo viene spiegato dai maestri facendo riferimento a un altro versetto biblico, che non sto a dire ora, perché ne parliamo un'altra volta.
 Comunque la differenza tra Mosè e altri profeti stava in questo: tutti i profeti, meno Mosè, hanno avuto una parziale visione di Dio, velata, qualcosa come una intuizione di vedere delle ombre, e ritenevano di avere visto Dio. Mosè ha avuto una visione completa di Dio e riteneva di non aver visto niente.
 La differenza sta in questo: lui ha capito, ha visto Dio come nessun altro l'ha mai visto, ma ha capito che la sua visione è stata molto parziale. Mentre gli altri han visto poco e credevano di aver visto tutto, lui ha visto tutto, ma ha ritenuto che quel tutto era molto limitato. Qui sta la differenza tra Mosè e gli altri! Questa consapevolezza che Dio è inimmaginabile, quindi tutte le volte che noi descriviamo, parliamo di  Dio, senza volerlo bestemmiamo, perché lo riduciamo, lo riduciamo!
 
Ragazzi vi saluto molto caramente, ci vediamo il 30.  
  Trascrizione a cura di Pierluigi Felletti.
                                                                                                                                                                                                                                                                                                 CONFERENZA TENUTA GIOVEDI' 16 MAGGIO 2019 A FORLI'  
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