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AISG 2016

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

Il 20, 21 e 22 settembre 2016 l'Associazione italiana per lo Studio del Giudaismo e il Dipartimento di Beni Culturali dell'Università di Bologna hanno organizzato il Convegno:

Nuove luci sulla Bibbia e l'Ebraismo: i manoscritti di Qumran a settant'anni dalla scoperta (1947-2017) e il Sefer Torah della Biblioteca Universitaria di Bologna


La prima sessione, dedicata a "Qumran a settant'anni dalla scoperta", si è svolta il 20 settembre a Ravenna, al Dipartimento Beni Culturali in via degli Ariani.
Dopo il saluto di benevenuto di Mauro Perani (Presidente del Dipartimento) e di Luigi Tomassini (Direttore del Dipartimento) ci è stato distribuito lo scritto di Emile Puech  riguardante l'edizione e ricostruzione dei manoscritti: esso spiega che dei circa 940 manoscritti ritrovati nelle grotte della regione di Qumran nel 1947, solo una decina aveva mantenuto la forma di un rotolo, perché conservati in giare sigillate; altri conservavano resti di avvolgimenti, ma la maggioranza era formata da frammenti di dimensione più o meno grande. Dunque l'edizione e la ricostruzione, non ancora terminata, ha richiesto un lavoro immane, con difficoltà e limiti. La sfida potenziale era ritrovare  le forme e il contenuto dei resti dei manoscritti attraverso un'osservazione attenta dei frammenti. L'importanza dei risultati ricompensa largamente la pazienza degli specialisti ed epigrafisti. Ma il lavoro di ricostruzione di questi preziosi resti è ben lontano dall'essere terminato e merita che gli si conceda ancora molto tempo.
John J. Collins, presidente della prima sessione del convegno, ha spiegato che questo è il 1° convegno internazionale dedicato a Qumran in Italia,  vi intervengono i principali studiosi del mondo e si prendono in considerazione i principali studi.
Il prof Corrado Martone, dell'Università di Torino, ha fatto il punto sullo stato  degli studi qumranici in Italia. Nel 1947, quando avvenne la scoperta, nessuno studioso italiano vi fu coinvolto, a causa del totale disinteresse di ogni tipo di istituzione culturale  italiana del tempo. Però nel corso degli anni il contributo italiano c'è stato ed è diventato molto importante. Martone ha citato il libro di J.T.Milich Dieci anni di scoperte nel deserto di Giuda con la prefazione di Giovanni Rinaldi, poi l'opera di Umberto Cassuto , (anni '50) dove troviamo la traduzione italiana di parti dei manoscritti.  Una delle prime introduzioni generali è quella di Sabatino Moscati, padre dell'Orientalismo  e della filologia semitica, che affrontando le principali problematiche di Qumran, sostiene l'importanza di questo materiale ritrovato per l'archeologia biblica e non biblica. Nel 1978 J. Alberto Soggin scrisse una introduzione che analizza con attenzione tutte le problematiche, e che è stata ripubblicata nel '94 aggiornata di tutte le polemiche sorte nel frattempo sulla qumranistica. Nel 1967 esce la prima traduzione generale di F.Michelini Tocci (Laterza), contenente molti testi tradotti con annotazioni. Oggi questa traduzione è un po' superata perché cerca di collegare i contenuti di Qumran allo Gnosticismo. Nel 1971 esce la traduzione di Luigi Moraldi con introduzione ai testi e raccolta di tutte le fonti ebraiche sugli Esseni. La II edizione del 1986 aggiunge testi inediti come Il Rotolo del Tempio, curato dall' allievo Elio Iucci. E un'altra importante traduzione italiana di un'opera francese è stata elaborata da Giovanni Ibba, con nuovi apporti. Esiste anche una edizione italiana dei testi con la curatela di Martone: si tratta di un'antologia di manoscritti tradotti con testi a fronte vocalizzati. Dovrebbe uscire fra poco il II vol. Lo studioso Eugene Ulrich sostiene che la scoperta dei manoscritti ha rivoluzionato la nostra comprensione della Bibbia.
L'importanza degli studiosi italiani è stata grande, ma è poco nota. Paolo Sacchi scrisse nel 1965 un importante lavoro  sul Rotolo di Isaia dove analizzava in modo innovativo le varianti in base alla filologia classica. Sacchi, allievo di Giorgio Pasquali (il grande filologo classico) parte dal concetto che i principi della filologia sono generali e valgono per tutti i testi di tutte le culture. Invece Bruno Chiesa al Congresso dell'Escorial del 1991,  sostenne che ogni manoscritto è come un testo a se stante e  che il lavoro del filologo, se non è fatto su un testo, è inutile.
Chiesa è morto improvvisamente un anno fa a 65 anni. Professore ordinario a Pavia poi a Torino, autore di fondamentali studi di filologia biblica (tesi di laurea con P. Sacchi),  ha dimostrato che fare filologia è fare storia. E' autore anche di Filologia storica della Bibbia ebraica e di altre opere centrate sulla vocalizzazione biblica. Partendo da questi studi Ron Hendel nel 2014  ha proposto l'idea  di una edizione critica di tutta la Bibbia ebraica.
Il filologo Alessandro Catastini, ha ripreso il progetto di una collaborazione di diversi studiosi  per tentare una edizione critica della Bibbia ebraica.
Altre opere importanti sono quelle di Angelo Penna (sul carattere monastico della Comunità di Qumran);  di Laura Gusella (sui rapporti fra Esseni e Terapeuti); di Paolo Sacchi (che collega la letteratura qumranica a quella apocalittica sul problema del male). Illustre allievo di Sacchi è Gabriele Boccaccini  che riprende e sviluppa molte teorie di Sacchi ed è autore del libro "Oltre l'ipotesi essenica".
Noi però non conosciamo tutta la biblioteca di Qumran, perché la scoperta è stata casuale e frammentaria.
La Professoressa  Jutta Jokiranta, dell'Università di Helsinki, ha trattato il tema "Qumran e le sette giudaiche".Gli Esseni, con i Farisei e i Sadducei, ha detto, rappresentavano uno degli indirizzi religiosi che si svilupparono all'interno dell'Ebraismo dal II sec. a.C. circa. Gli Esseni non sono espressamente nominati dal Nuovo Testamento. Le nostre conoscenze sul movimento essenico sono state notevolmente modificate ed arricchite dalle scoperte di Qumran poiché, secondo la tesi attualmente prevalente, i settari di Qumran si identificano con gli Esseni o con una loro ala. Dunque Jokiranta ha analizzato gli Esseni nella tradizione degli scrittori antichi (soprattutto Flavio Giuseppe) e gli Esseni della comunità di Qumran.
Gli Esseni di Qumran si ritenevano il vero Israele, perseguitato dagli Ebrei infedeli e dominato da governi stranieri. E in tale spirito, attendevano la venuta del Messia ( o meglio di due Messia ). La setta credeva che le cose sarebbero finalmente cambiate con l'arrivo di un Sommo Sacerdote e di un Re, usciti dalla tribù di Levi e inviati da Dio per riscattare il popolo. Un documento della grotta n°4 rivela che gli interpreti di Qumran usavano determinati passi dell'A.T. per appoggiare le loro idee messianiche : avevano messo insieme Deut. 18:18-19, che parla della venuta di un profeta, con Numeri 24: 15-17, che parla di un re, e Deut. 33:8-11, dove Mosè pronuncia la benedizione profetica sulla tribù sacerdotale di Levi. La comunità di Qumran era convinta che i due Messia sarebbero vissuti negli ultimi giorni, prima del conflitto finale tra i figli della luce e i figli delle tenebre. Sia il monastero di Qumran sia la comunità degli Esseni furono distrutti dai Romani nel 68 d.C.
Sotto la presidenza di Emile Puech  è iniziata la seconda parte della sessione.
Emma Abate (Dott. di ricerca alla "Sapienza") ha trattato il tema: "Frammenti di un discorso magico: demonologia e divinazione a Qumran". I documenti di Qumran, che vanno dal 1 sec a.Ch. al 1° dopo Ch.,  offrono uno spaccato interessante sulle credenze di magia. Vi si parla di tecniche e  rituali magici per ottenere protezione, di angeli della luce, di creature ribelli, di principi delle tenebre, di demoni anche femminili come Lilith. Emergono pratiche apotropaiche ed esorcistiche, preghiere, inni e salmi volti a ottenere protezione e guarigione. C'è l'uso del Tetragramma o Nome divino a scopo profilattico e curativo.  Tefillim e mezuzot avrebbero funzione di amuleti e anche urim e tammim, citati nel Deuteronomio, sono interpretati come amuleti. Anche nella Ghenizah del Cairo si sono trovati scritti che collegano pratiche egizie ai manoscritti di Qumran.Trarre oroscopi attraverso segni celesti è invece in relazione alla tradizione sapienziale babilonese.
Però sulla magia gravano anche interdizioni nel Documento di Damasco e nel Rotolo del Tempio, come in Deuteronomio (9-15,  15-18). Agli operatori di magia sono contrapposti i profeti. Nel Libro dei Misteri si spiega la differenza fra vero e falso profeta. Per quest'ultimo è prevista la condanna.
E d'altra parte anche nella Bibbia figure come Mosè, Elia, Giuseppe appaiono come cultori di arti sovrumane. Prima ancora Enoch è considerato soprannaturale e Abramo celebra il rituale dell'imposizione delle mani e recita la preghiera per la guarigione del faraone.
E' più che altro la magia femminile che è ritenuta stregoneria (Esodo 22, 17-18) : "Non lascerai vivere la strega...". In particolare c'è il mito di Lilith, immagine di un femminile negativo, un pericolo per partorienti e neonati, in cui si fondono tradizioni babilonesi.
Giovanni Ibba (Facoltà teologica dell'Italia Centrale) in una relazione su "Qumran e le origini cristiane" ha trattato del rapporto fra Essenismo e Cristianesimo primitivo. Questa idea è anteriore alla scoperta delle grotte di Qumran, ma è stato Renan a trovare nell'essenismo l'anello per collegare Qumran e cristianesimo, facendo diventare storico e ideologico il problema. Si sono fatte ipotesi sul cristianesimo come evoluzione dell'essenismo. In questo caso la frattura col giudaismo sarebbe avvenuta prima della nascita di Gesù.
Qumran ha fatto conoscere l'importanza degli apocrifi del Vecchio Testamento, dandoci tutta una serie di informazioni su sette, ideologie ecc. su cui è stato fatto un discorso antropolgico  da Adriana Destro e Mauro Pesce. Paolo Sacchi ha trovato una differenza fra idee di Gesù e nascita storica del cristianesimo nella Palestina ellenistica. Si sono cercati contatti fra testi di Qumran e Vangeli, ma permangono molti problemi interpretativi e di significato. Il Maestro di Giustizia è stato visto come precursore della teologia trinitaria ed è stato fatto un parallelo fra Maestro di Giustizia e Gesù, che sarebbe interpretato come eletto e Messia di Dio, in lotta contro i sacerdoti. Nelle grotte di Qumran si troverebbe dunque una forma di  presagio della nascita della nuova alleanza cristiana. Ma quale movimento ha influenzato l'altro? Il dibattito è grande. Se ci sono somiglianze ci sono anche grandi differenze fra manoscritti di Qumran e Vangeli quanto a  ricchezza e santità dei testi, ruolo degli Israeliti, uso della parola "patto" ecc.
J.T.Milich ha trovato nelle Regole della Comunità e nel Documento di Damasco allusioni a cellule di comunità simili a quelle dei primi cristiani. I rapporti con Dio sono basati sulla nuova alleanza annunciata da Geremia. Anche nella Didaché e nella Lettera di Barnaba affiorano somiglianze con Qumran.
Il Nuovo Testamento è scritto in greco, a parte alcune espressioni ebraiche.   Se Gesù parlava ebraico o aramaico, sarebbe utile conoscere le parole originali usate da Gesù per capire meglio la connessione con Qumran. Nella 2° Corinzi sono usate parole qumraniche tipo: vegliate, e  il binomio carne-spirito.
Il cristianesimo è il risultato di un movimento già in atto dai tempi di Qumran, che ha delle radici in Qumran, ma è più complesso. Le somiglianze non significano che il cristianesimo non sia originale. Il sottofondo qumranico è giudaico, ma non fornisce il quid che possa giustificare la nascita del cristianesimo. Che possa spiegare com'era l'uomo Gesù. Tuttavia Qumran aiuta meglio a  capire la comunità delle origini. Ciò che nel cristianesimo è nuovo rispetto alla religione mosaica è il tipo di rapporto fra i discepoli e Gesù, inoltre l'accento sulla povertà, sull'aiuto ai deboli, sull'amore del prossimo, ecc. Ma anche l'interpretazione della Scrittura, l'escatologia, il problema del male, la soteriologia differenziano i due movimenti.
Il Nuovo Testamento è oggi studiato in base alle fonti più antiche, senza condizionamenti religiosi. Si esplorano le fonti giudaiche non bibliche, gli apocrifi. Bisogna considerare tutti gli agganci possibili per capire l'ambiente giudaico in cui è nato il cristianesimo. Infatti il senso di una frase cambia col cambiare del contesto. Per esempio in Isaia 40: "raddrizzare la via" si deve intendere come interpretare giustamente la legge.  
L'espressione "spirito impuro" usato anche da Gesù (Marco 1 ,23), si riferisce al fatto che gli spiriti impuri tentano l'uomo; mentre negli scritti di Qumran gli uomini sono frutto dell'unione impura fra angeli e donne, dunque spiriti bastardi e corrotti. Poi in Qumran ci sono molte formule esorcistiche, mentre Gesù esorcizza nel suo proprio nome. Oggi manca ancora un'opera che analizzi in modo approfondito l'ambiente giudaico e spieghi a fondo i rapporti fra Qumran e il cristianesimo.

Nei giorni 21 e 22 settembre il Convegno si è spostato a Bologna dove è proseguita l'analisi della Comunità di Qumran e dei testi qumranici. L'ultimo giorno Mauro Perani ha presentato il Sefer Torah della Biblioteca universitaria di Bologna  come testimone della tradizione grafico-scrittoria babilonese. Su questo importante ritrovamento vedi in: "Approfondimenti-articoli".




 
 
 
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