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IL CILINDRO DI CIRO


Il nostro interesse  per il cilindro di Ciro è nato da un viaggio che alcuni membri dell'Amicizia della Romagna hanno fatto in Iran e dai loro racconti. L'Iran è l'antica Persia, il cui re Ciro II il Grande è glorificato nella Bibbia  per aver restituito la libertà al popolo ebraico 70 anni dopo che il re  Nabucodonosor l'aveva deportato in Babilonia.
Ciro II il Grande, vissuto nel VI secolo a.C., dal 590 al 529 a.C., creò  in successive conquiste l'impero achemenide, che si estendeva dal Pakistan all'attuale Turchia. Questo impero sopravvisse per due secoli, cioè fino all'arrivo di Alessandro Magno.
Ciro, detto re dei re, destò grande ammirazione fra i popoli  per aver conquistato tutti i regni più importanti e aver inaugurato un impero mai visto prima, dimostrando una tolleranza e un'umanità assolutamente inauditi a quel tempo.

La sua tomba, dichiarata patrimonio dell'umanità dall'ONU, si trova nella pianura di Morghab, presso Pasargade, il luogo dove sorgeva la sua capitale. Oggi tutta la zona è semi-desertica, disseminata di antichissime rovine, ma ai tempi del regno achemenide la tomba era circondata da un bosco sacro e vegliata dai Magi. Essa recava questa scritta: “Oh uomo, io sono Ciro, figlio di Cambise, colui che ha fondato l'impero dei Persiani e ha regnato sull'Asia. Non provare quindi invidia per questo mio monumento”.
L'edificio si erge, alto 11 metri, su una piattaforma articolata in strati di pietra a formare sei enormi gradoni (che ricordano le ziggurath mesopotamiche), e  la piattaforma è sovrastata da una modesta camera funeraria rettangolare a doppio spiovente. Oggi essa è vuota, ma un tempo accoglieva il sarcofago d'oro di Ciro e altri tesori. Infatti la tomba è stata profanata e saccheggiata nel corso del tempo, a causa delle molte invasioni che distrussero e depredarono tutti i monumenti dell'antico impero achemenide, ma esteriormente è  rimasta sostanzialmente intatta. Dalla tomba di Ciro la strada va in direzione nord-est per circa un chilometro fino al palazzo del re Ciro in Pasargade, di cui restano frammenti di pavimento, ruderi di colonne e avanzi di bassorilievi.

Ma il cimelio più importante e noto di Ciro il Grande è il famoso cilindro di terracotta, ora al museo archeologico di Tehran. Questo cilindro, lungo 23 cm, è stato scoperto in Babilonia durante una campagna di scavi nel 1879. Subito è stato evidente che si trattava di uno dei ritrovamenti più importanti dell'archeologia biblica. Infatti sul cilindro sono scritti, in caratteri cuneiformi, gli editti del re persiano i quali  coincidono con ciò che troviamo nei libri biblici di Esdra e delle Cronache. Il re Ciro attribuisce il merito del suo trionfo al suo Dio Mazda, per  averlo scelto e  avergli dato il compito di regnare sui quattro angoli del mondo. Il profeta Isaia invece esprime il fenomeno in termini teologici un po' diversi. Scrive infatti al cap.45,1 : “Dice il Signore del suo eletto, di Ciro: «Io l'ho preso per la destra per abbattere davanti a lui le nazioni, per sciogliere le cinture ai fianchi dei re, per aprire davanti a lui i battenti delle porte e nessun portone rimarrà chiuso. Io marcerò davanti a te, spianerò le asperità del terreno, spezzerò le porte di bronzo... ti consegnerò tesori nascosti... perché tu sappia che io sono il Signore, Dio d'Israele, che ti chiamo per nome..., anche se tu non mi conosci, perché sappiano dall'Oriente all'Occidente che non esiste Dio fuori di me»”. Dunque Ciro è considerato dal profeta Isaia un salvatore guidato dal Dio d'Israele. Anche in Isaia 44,28  parla il Signore di Israele: “ Ciro soddisferà tutti i miei desideri, dicendo a Gerusalemme: sarai riedificata; e al tempio: sarai ricostruito dalle fondamenta”.
Pure Geremia così profetizzò in 30,18: “Così dice l'Eterno: ecco, io riporto dall'esilio le tende di Giacobbe e avrò compassione delle sue dimore; la città sarà ricostruita sulle sue rovine e il palazzo sorgerà di nuovo al suo posto”.

La religione persiana alla metà del VI secolo era lo Zoroastrismo, fondato da Zoroastro (Zaratustra in greco), un personaggio antichissimo di cui non si conosce con sicurezza neppure l'epoca in cui sarebbe vissuto. Studi recenti lo collocano nel II millennio a.C., fra il XVIII e il XV secolo. Zoroastro confutò la fede dei suoi padri, la quale riconosceva un gran numero di “ahura” (divinità della luce) e di “daewa” (demoni). Sostenne che solo una di quelle divinità era “ahura”, l'unico Dio – Ahura Mazda –  il signore saggio , eterno, onnipresente, astratto e ben lontano dalle passioni umane, che incarnava il principio del bene, avendo sconfitto quello del male. Dunque si trattava di un passaggio dal politeismo a un dualismo (Bene e Male) e poi a una sorta di primitivo monoteismo etico; infatti, secondo Zoroastro, tutti dopo la morte dovranno rispondere delle loro azioni.
Nelle rovine di Persepoli c'è una porta detta Porta di Serse o Porta di tutte le nazioni, a guardia della quale  due coppie di tori androcefali recano un'iscrizione cuneiforme, dettata da Serse, figlio di Dario ( i due re, padre e figlio, che cercarono di inglobare nel loro impero le poleis elleniche dal 499 al 479, e furono fermati dalla resistenza di Sparta e Atene). Questa iscrizione comincia così:
“Un grande dio è Ahura Mazda / che ha creato la terra, che ha creato il cielo, che ha creato l'uomo, che ha creato cose buone per l'uomo...”. Dunque si tratta di un Dio creatore, con molti elementi che ricordano il Dio d'Israele. Alcuni studiosi ipotizzano che i maestri di Israele, durante l'esilio in Babilonia, abbiano potuto prendere contatto con i sacerdoti di Ahura Mazda, dare e ricevere da essi  influssi  di carattere religioso.
Nel  cilindro di Ciro viene affrontato per la prima volta il concetto dei diritti dell'uomo. Dopo aver conquistato Babilonia (attuale Iraq)  nel 539 a.C., il re fa emanare il testo scolpito sul cilindro. Questo documento è menzionato correntemente come la prima carta dei diritti dell'uomo perché esprime rispetto per l'uomo e promuove una forma elementare di libertà e tolleranza religiosa nei confronti dei popoli. Ecco quella parte del testo che interessa la storia ebraica:
“In nome di Dio. Io sono Ciro, re dei re. Il re di Babilonia, di Sumer e Akkad, re dei quattro stati, figlio di Cambise, nipote di Ciro, ora sono asceso al trono di Iran e al regno dei quattro angoli del globo con l'aiuto di Mazda. Dichiaro e prometto di rispettare tutte le religioni le tradizioni e i costumi di tutte le nazioni che io governerò come re, e non permetterò mai che nessuno veda violate le proprie religioni e costumi e tradizioni e ogni nazione sarà libera di accettare o rifiutare il mio regno, e questo durerà fino alla fine dei giorni che io governerò. E nessuno usurperà ad altri la proprietà con la forza e non permetterò ad alcuno di esercitare il suo potere sul debole. Io dichiaro che tutti sono liberi di praticare la propria religione e non permetterò ad alcuno di commerciare uomini e donne come schiavi. Io chiedo a Mazda di aiutarmi in tutto questo fino alla fine”.
Ciro dichiarava in sostanza che i cittadini dell'impero erano liberi di manifestare il loro credo religioso e, inoltre, aboliva la schiavitù permettendo il ritorno dei popoli deportati alle terre d'origine. Da questo editto derivò dunque la biblica fine della cattività babilonese per il popolo d'Israele e la possibilità di ricostruire il Tempio distrutto da Nabucodonosor nel 597 a.C.

Il cilindro è dunque molto importante perché il suo contenuto coincide con la narrazione dei testi biblici e testimonia dunque la veridicità della storia raccontata dalla Bibbia. Dopo le profezie di Isaia e Geremia, è nel libro di Ezdra che vengono narrate queste vicende, riprese poi nel libro delle Cronache.
Dice Ezdra 1, 1-2: “Nell'anno primo di Ciro, re di Persia, a compimento della parola del Signore, predetta per bocca di Geremia, il Signore suscitò lo spirito di Ciro re di Persia, che fece proclamare per tutto il regno, a voce e per iscritto: «Dice Ciro, re di Persia: Il Signore, Dio dei cieli, mi ha consegnato tutti i regni della terra. Egli mi ha comandato di costruirgli un tempio in Gerusalemme, che è in Giuda. Chiunque di voi appartiene al suo popolo, il suo Dio sia con lui e parta!»
E continua ai vv.5-11: Allora si misero in cammino i capifamiglia di Giuda e di Beniamino e i sacerdoti e i leviti, quanti Dio aveva animato a tornare per ricostruire il tempio del Signore in Gerusalemme...  il re Ciro fece trarre fuori gli arredi del tempio, che Nabucodonosor aveva asportato da Gerusalemme e aveva deposto nel tempio del suo dio. Ciro, re di Persia, li fece trarre fuori per mano di Mitridate il tesoriere, che li consegnò a Sesbassar, principe di Giuda...
Segue il computo dei bacili d'oro e d'argento, coltelli, coppe d'oro e d'argento, e altri arredi. In tutto 5400 pezzi. Sesbassar li riportò da Babilonia a Gerusalemme, in occasione del ritorno degli esuli. Si trattava in tutto di 42.360 persone + schiavi e schiave. Al capitolo 3, versetto 7, Ezra continua narrando che nel 7° mese dopo l'arrivo a Gerusalemme gli Ebrei: “... diedero denaro ai tagliapietre e ai falegnami, e alimenti e bevande e olio alla gente di Sidone e Tiro, perché trasportassero il legname di cedro dal Libano fino a Giaffa: ciò secondo la concessione loro fatta da Ciro re di Persia.
L'archeologia biblica è importante perché dimostra la verità dei racconti biblici. Questo però non significa che tutti i fatti narrati nella Bibbia siano da considerare storici, nel senso di realmente accaduti, almeno per quanto riguarda i più antichi. Essi sono veri nel senso che esprimono delle verità, verità che noi dobbiamo ricavare dai testi, con lo studio e l'interpretazione.

                             Giovanna Fuschini

 
 
 
 
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