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Il Quartiere ebraico di Praga

La visita al quartiere  quartiere ebraico di Praga (che ho fatto il 23 marzo 2014) comincia dall'antico Municipio: la costruzione barocca culmina in una torretta che sorregge un grande orologio, un orologio molto diverso dai soliti: i numeri sono ebraici e le lancette girano all'indietro, in senso antiorario.  Ho avuto l'impressione che le lancette ci volessero raccontare il passato, procedendo a ritroso fino alla nascita del ghetto praghese dalle origini leggendarie. Infatti il nome Praga deriva dal termine ceco prah che significa "soglia": una soglia da varcare verso una dimensione di mistero. Questa sensazione che si prova in molti luoghi di Praga, ma soprattutto qui, dove sorge una statua del grande Maharal, il rabbino creatore del Golem, che spaventò anche Hitler e, si dice, gli impedì di distruggere la città. Perché di questa cultura si sono conservate soprattutto le leggende dell'antico misterioso ghetto, leggende che fanno rivivere nella nostra immaginazione il mondo lontano della Praga ebraica.
Una di queste leggende dice che gli Ebrei arrivarono in questa zona profughi subito dopo la distruzione del Tempio di Gerusalemme, alla fine del I secolo. Però i primi documenti che ci testimoniano la presenza ebraica risalgono al X secolo e parlano di una città insediata a nord di Praga, lungo una strada che conduce in direzione della Moldava.  Nel corso dei secoli l'insediamento si ampliò e l'importanza della comunità aumentò, vi si concentrarono molti intellettuali, grandi rabbini e scienziati grazie anche alla protezione accordata dall'imperatore.
Oggi non si vede più quel labirinto di vicoletti, di edifici alti e fatiscenti, di cortiletti e passaggi, che è la caratteristica di tanti ghetti a noi noti, come quelli di  Roma, Venezia, Ferrara ecc.; infatti tutto il quartere è stato risanato all'inizio del 20° secolo, però la comunità ebraica è riuscita a difendere dalla demolizione molti edifici di valore e i monumenti principali.  E, benché rifatto e abbellito, il quartiere mentiene in gran parte l'atmosfera originale, il silenzio delle stradine in certe ore del giorno, la vivacità dei negozietti e delle bancarelle che fanno rivivere il senso di laboriosità e di vita sociale che  caratterizza gli insediamenti degli ebrei.

Benché protetti dai sovrani, gli ebrei di Praga ebbero molti problemi: furono a più riprese esiliati ma presto richiamati  perché la loro assenza si rivelò fallimentare per il commercio e le finanze della città. Pogrom, incendi e allagamenti si verificarono nei secoli nel quartiere; la peste del 1680 lo colpì in modo tragico e fu necessario sopraelevare il vecchio cimitero e costruirne uno nuovo. Carlo IV, nel 1727, volle limitare lo sviluppo della popolazione ebraica ed emise una  legge oscurantista che permetteva il matrimonio solo ai primogeniti di ogni famiglia. Solo le riforme dell'illuminato Giuseppe II (1780-90) crearono le condizioni per un miglioramento della vita nel ghetto e ne limitarono l'isolamento.  Nel 1851 la zona ebraica fu unita alla città di Praga come 5° quartiere detto Josefov in onore di Giuseppe II. Questo  accelerò il processo di integrazione degli ebrei praghesi nella vita culturale e sociale della città.
Insomma, la storia degli Ebrei di Praga è ricca e complessa; vi fiorirono molti grandi studiosi e scrittori: noi conosciamo soprattutto Franz Kafka, di cui restano diversi ricordi nella città:  la casetta blu del Vicolo d'Oro, che egli affittò per avere un luogo appartato e tranquillo dove scrivere, oggi trasformata nella piccolissima e pittoresca libreria kafkiana; poi, nel quartiere Josefov,  uno stranissimo monumento ritrae Franz Kafka sulle spalle di un padre che però non esiste, è solo un vestito vuoto... La tomba della famiglia Kafka si trova nel Cimitero Nuovo.

Sinagoghe
Vicino al Municipio sorge la sinagoga più antica, che è chiamata Vecchia-Nuova. Per spiegare questa denominazione si racconta una leggenda (una delle tante) che si ricollega alle mitiche origini della comunità: quando, nel XIII sec., i muratori si accinsero a spianare il terreno dove  gettare le fondamenta per la sinagoga,  trovarono sotto terra una grande muraglia  costruita con  bellissime pietre ben squadrate. I maestri kabalisti attribuirono quei resti a una sinagoga precedente molto antica, che avrebbe inglobato addirittura pietre provenienti dal Tempio di Gerusalemme, dopo la sua distruzione da parte dei Romani, e ordinarono che quelle pietre non venissero rimosse. Sono ancora quelle che sostengono l'antica venerabile sinagoga Vecchia-Nuova? E che l'hanno così protetta da conservarla intatta? Essa infatti è ancor oggi una costruzione medioevale di stile gotico, con una stupenda volta poggiata su due pilastri e con le originarie panche di pietra lungo le pareti.  Un elemento caratteristico, ma non solo della sinagoga Vecchia Nuova, è la presenza di una finestrella circolare, sul lato orientale, proprio sopra l'armadio della Torah, che doveva proiettare nell'interno dell'edificio il primo raggio di sole dell'alba e dare così inizio alla preghiera. Lo fa anche attualmente, essendo questa sinagoga aperta al culto.
Le altre  sinagoghe ancora esistenti risalgono ai secoli XV e XVI: sono la Pinkasova, la sinagoga Alta, la Maiselova, la Klausova: esse hanno subito nel tempo incendi e allagamenti e ora i loro locali ristrutturati sono utilizzati come museo per l'esposizione di varie collezioni (tessuti e oggetti sinagogali, antiche stampe e manoscritti ebraici). Anche la sinagoga detta Spagnola, costruita nell'Ottocento, ospita, sotto le policrome decorazioni moresche, teche e vetrine che proteggono preziosi manoscritti.

Il Vecchio Cimitero ebraico.
Il monumento più visitato di Praga è forse il Vecchio Cimitero Ebraico, il più grande e il meglio conservato d'Europa, dove si è seppellito fino al Settecento. È  un'oasi verde di tranquillità al centro del quartiere Josefov. L'atmosfera che si respira all'interno del vecchio muro di cinta è indescrivibile, ha qualcosa di misterioso.  E' stato costruito nel XV secolo, ma vi si trovano anche frammenti di stele gotiche più antiche, risalenti al 1200, qui trasportate da un cimitero precedente, come la stele di  Avigdor Kara, scrittore e poeta che registrò gli orrori dei primi pogrom.  Nel  XVI e XVII secolo le tombe diventano più raffinate e decorate; si arriva a veri monumenti funebri, come quello del grande rabbino Löw ben Bezallel, il famoso Maharal, personalità nota in tutto il mondo per la sua sapienza e talento nella Praga di Rodolfo II (1576-1611);  secondo una nota leggenda fu l'inventore di un gigantesco robot di argilla, il Golem, dotato di una forza straordinaria, che aveva il compito di difendere la città ebraica dai feroci pogrom di quel tempo.
Molte stele presentano elementi decorativi anche a carattere zoomorfico e vegetale, che richiamano il significato dei nomi dei defunti o la rappresentazione dei loro mestieri. Troviamo molti sepolcri illustri, fra cui il sepolcro di Mordechai Maisel (1601), grande finanziere e filantropo,  che prestò il denaro all'imperatore Rodolfo II per la guerra contro i Turchi. Poi c'è la tomba di David Gans, allievo di Low, astronomo, matematico e storico, che morì nel 1613. Nella stele si possono vedere i simboli del suo nome: una stella di Davide e un'oca (Gans in tedesco).  Su molte stele notiamo il bassorilievo di due mani, oppure di una caraffa: si tratta delle tombe dei Cohen e dei Levi, che recano il segno del loro sacerdozio e significano la purezza delle mani con cui i sacerdoti si accingono a celebrare i riti.

Museo Ebraico
La millenaria e colta comunità ebraica  fu brutalmente spezzata dal nazismo. Quando la Cecoslovacchia fu occupata dalla Germania, gli ebrei  furono decimati dalle deportazioni e dall'olocausto.  I tedeschi, man mano che occupavano una città della Boemia e della Moravia, raccoglievano a Praga materiali di grande valore depredati dalle sinagoghe. Si dice che Hitler (anche questa è una leggenda?) ordinò questa raccolta con lo scopo di istituire, dopo la guerra e la definitiva distruzione di tutta la popolazione ebraica, il "Museo di un popolo estinto". Ad ogni modo questo permise di salvare oggetti di grande valore che sono confluiti nel Museo ebraico. Il Museo utilizza gli ambienti delle sinagoghe non più aperte al culto. Nell'ingresso della Pinchas spicca una lapide che riporta in  ebraico, ceco e tedesco il versetto delle Lamentazioni 1:12 "Nulla di simile vi avvenga, o voi che passate di qui. Osservate, guardate, se c'è dolore simile al mio dolore".
A queste preziose raccolte si sono poi aggiunti i ricordi dei campi di concentramento, come quello di Terezin, con i disegni emozionanti dei bambini che vi furono tenuti prigionieri prima di essere deportati verso lo sterminio o di morire di fame, tifo e altre terribili epidemie.
La  guida ci ha raccontato di Terezin, una fortezza asburgica a 60 km da Praga, costruita da Giuseppe II, in onore di sua madre Maria Teresa d'Austria; essa fu usata per 200 anni come guarnigione a difesa dell'impero contro possibili invasioni dall'oriente. Quando nel 1940 a Berlino fu deciso di sterminare tutti gli ebrei d'Europa, Terezin fu programmata come luogo dove convogliare gli ebrei della Boemia e della Moravia, e da lì mandarli ai forni crematori.  Fra questi condannati vi furono 15 000 bambini che dovettero sopportare sofferenze e soprusi quatidiani, lontananza dai famigliari, sovraffollamento, mancanza di cibo, di igiene, di medicine. Se in quel ghetto la loro anima di bambini riuscì a ricreare un mondo infantile, con giochi, amicizie, attività varie, fu per merito di un' artista, Friedl Dicker Brandeis. Essa organizzò una sorta di scuola perché i bambini dimenticassero almeno in parte le quotidiane sofferenze. Lasciava che i bambini dessero sfogo alla loro fantasia, sotto la sua guida esperta.  Nei disegni troviamo i temi cari ai bambini: paesaggi, vita famigliare, animali, scene di favole, ma anche il vissuto quotidiano nel campo: la caserma di Terezin, le brande, i convogli, scenari molto tristi. I mezzi a disposizione per il disegno erano pochi, la carta usata è spesso carta da pacco, rovescio di moduli stampati, carta assorbente; i piccoli si prestavano a vicenda i pochi colori, matite, pastelli, acquerelli. La Brandeis voleva aiutare questi bambini a liberarsi dagli stess emotivi, a fuggire dalla cupa realtà. Possiamo dire che è stata una pedagoga straordinaria, una persona rara, amata da tutti i suoi piccoli allievi. I ragazzini più grandi, oltre ai desegni, ci hanno lasciato anche creazioni poetiche. Queste creazioni artistiche infantili  testimoniano  la voglia e la gioia di creare che la maestra sapeva infondere loro. Hanno tutti un altissimo valore documentario perché ci permettono di vedere il ghetto attraverso i loro occhi di bambini, di capire le loro sensazioni di prigionieri, le loro sofferenze e le loro piccole gioie. Tutta questa produzione, migliaia di disegni, ritagli, collages, diari, poesie, si sono conservati perché la maestra li ha nascosti prima di essere deportata lei stessa ad Auschwitz, ma dopo alcuni anni tutto è stato ritrovato durante una ristrutturazione della fortezza.  Adesso sono conservati nel Museo Ebraico di Praga, ma solo una parte sono esposti.

Il fatto che oggi a Praga rimanga solo un migliaio di ebrei, e 3500 in tutto fra  Boemia e Moravia, delle centinaia di migliaia  vivevano nella città fra l'Ottocento e il Novecento, ci fa capire l'immensità della catastrofe che si è abbattuta su quel popolo innocente, ma anche la reazione che  ha permesso loro di continuare a contribuire alla vita culturale della città,  salvando la propria storia e i propri valori.

Giovanna Fuschini

 
 
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