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Addio, Maria Adelaide

Addio, Maria Adelaide

"La morte non è niente".
Accogliere per sentirsi accolti.


Con queste parole è iniziata la liturgia che la Comunità parrocchiale "Madonna della Tosse" ha dedicato alle ore 11 del giorno 4 gennaio 2018 alla cara mamma di Gabriele Boccaccini, nostro amico, professore di Giudaismo del Secondo Tempio all'University of Michigan.
Ho assistito a questa celebrazione, cattolica ed ecumenica, con molta commozione perché ho rivissuto gli incontri dell'Amicizia Ebraico Cristiana di Firenze negli anni '80, quando ero iscritta a quell'associazione non essendo ancora stata fondata l'Amicizia E.C. di Forlì, divenuta poi della Romagna. Molte delle persone presenti erano le stesse conosciute allora in quel periodo di grande fervore e passione per l'ecumenismo e il dialogo. Mi piace trasmettervi la PREGHIERA COLLETTIVA recitata da tutti dopo la Confessione a Dio Onnipotente all'inizio della celebrazione.

Breve è il giorno, effimeri siamo: chiusi tra l'aurora e il tramonto, abbiamo poche ore per vivere; breve è lo spazio di luce, ma colmo di riflessi e di richiami all'Eterno. Prendici per mano, Signore Gesù, insegnaci che, oltre questo mondo visibile, vivono realtà che solo il cuore può intuire. Facci il dono di credere che nessuna vita muore e che si può, come te, anche camminare sanguinando se questo serve a lasciare una traccia, a segnare una strada. Insegnaci a fare armonia tra le cose materiali e quelle spirituali, tra la luce e la tenebra, la gioia e il pianto, la vita e la morte. AMEN

A questa preghiera collettiva ha fatto seguito la lettura dalla PAROLA DEI SAGGI:

"Quando farai vela per Itaca desidera che la strada sia lunga, piena di avventure, piena di esperienze. Non temere i Lestrigoni e i Ciclopi, né l'ira di Nettuno: niente di simile mai troverai sulla tua strada se la tua mente naviga alta, e scelta è l'emozione che tocca la tua anima e il tuo corpo. Non incontrerai i Lestrigoni, né i Ciclopi, né il feroce Nettuno, se non li porti dentro il tuo cuore, se non li innalza il cuore davanti a te. Desidera che la strada sia lunga, e siano numerosi i mattini d'estate in cui con gioia – oh quale gioia! - tu entrerai in porti visti per la prima volta. Fai scalo agli empori fenici e acquista quanto hanno di più bello: coralli e madreperle, ebano, ambra e voluttuosi profumi di ogni specie: compra voluttuosi profumi, quanto più puoi. In Egitto visita molte città e non smettere mai di imparare dai loro sapienti. Sempre Itaca ci sia nella tua mente: arrivaci, è tuo destino. Ma non affrettare il tuo viaggio: meglio che duri lunghi anni, e vecchio tu giunga all'isoletta già ricco di quanto hai guadagnato lungo la strada, senza aspettare ricchezze da Itaca: Itaca t'ha dato il bel viaggio: senza di lei non ti mettevi in cammino, altro non ha da darti. Anche se la trovi povera, Itaca non t'ha ingannato: così saggio come sei dopo tante esperienze, ormai hai capito cosa significa viaggiare in cerca di Itaca"

(Kostantinos Kavafis)

Come saluto finale della celebrazione un pensiero di Rabindranath Tagore:
Giorno dopo giorno, Signore della vita, sosto davanti a te, faccia a faccia. Con le mani giunte sotto il tuo grande cielo, Signore delle stelle, in solitudine e silenzio, sosto davanti a te, faccia a faccia. In questo tuo mondo variopinto, Signore, che conosci il soffrire, nel dolore e nella disperazione sosto davanti a te, faccia a faccia. In questo mondo operoso, nel tumulto del lavoro e della lotta, tra la folla che si affretta agitata, sosto davanti a te, faccia a faccia. E quando in questo tuo mondo il mio lavoro sarà compiuto, mio Signore e mio Dio, solo e in silenzio, sosterò davanti a te, per sempre faccia a faccia.

Maria Adelaide, la Stella del mattino si è accesa sul tuo cielo,
sei giunta alla grande liberazione:
libera come raggio di luce, tu vivi ora nell'infinito spazio.
Tu stai salendo di stupore in stupore, di chiarezza in chiarezza.
Qui sono rimaste le persone a te care,
i tuoi figli e i nipoti.


Ci sono state molte testimonianze e anch'io mi sono permessa di parlare a nome anche di tutte le A.E.C. d'Italia, dopo la testimonianza di Teresa Cini Tassinario, fondatrice dell'Associazione Biblia, che ho rivista molto volentieri.

Maria Angela Baroncelli Molducci


Piero Nissim
3 gennaio alle ore 0:15 ·
E' scomparsa il 1 gennaio Maria Adelaide Ghinozzi, una cara signora fiorentina che ho avuto il piacere di conoscere e frequentare sia di persona che per mail, che usava con disinvoltura... Aveva 87 anni e circa 3 anni fà la intervistai, in vista di un libro di "Interviste sensibili" che non è mai (o ancora) uscito. La pubblico qui in suo ricordo.

Le interviste sensibili
Maria Adelaide Ghinozzi Boccaccini
LA SIGNORA DEL MAGGIO FIORENTINO
di Piero Nissim

Firenze. La casa della signora Maria Adelaide è in via Puccinotti, nè troppo in centro nè troppo in periferia. E’ una bella casa, all’antica ma senza aria stantia, arredata con gusto ed eleganza, senza ostentazione. La signora Maria Adelaide è di una gentilezza priva di affettazione, di una simpatia contagiosa, di un candore disarmante. Ha 84 anni, si può dire, ho il permesso di dirlo: dopo una certa età, diventa un vezzo manifestare gli anni, con un sorriso e in semplicità.
In quella casa c’ero già stato circa 6/7 anni fa. Mi aveva scritto via mail dall’America poco tempo prima tal Prof. Gabriele Boccaccini, docente di Storia alla Università del Michigan, dicendomi che aveva fatto delle ricerche sulla mia famiglia, sui Nissim in Toscana, dalle quali risultava che probabilmente eravamo lontani parenti tramite una sua bizia di Siena, nata Nissim.
"Interessante", gli scrivo, "allora bisognerà conoscerci". Presto fatto, nell’estate appresso ci incontriamo nella casa di Maria Adelaide, che di Gabriele è madre premurosa. All’incontro c’è anche Aloma Bardi, moglie di Gabriele, persona di grandi conoscenze musicali, organizzatrice di originali eventi culturali a Firenze e in Toscana. Per dare la misura della sua preparazione, vi dirò che Aloma è forse la maggior ricercatrice ed esperta dell’opera del compositore Mario Castelnuovo Tedesco, che ha lasciato profonde tracce del suo lavoro sia in Italia che in Usa, dove fu costretto a rifugiarsi in seguito alle famose Leggi Razziste (perchè dire "Razziali"? Chiamiamole col giusto nome, ci sarà più chiarezza...).
Ecco, mi sono perso. Forse nell’Archivio di Aloma Bardi, un vero "forziere" di perle musicali. Esco e torno nel salotto buono della signora Maria Adelaide che aspetta sorridente le mie domande:
Signora Maria Adelaide Ghinozzi, intanto diciamo che da sposata "faceva" Boccaccini. Chi era Walter Boccaccini, come vi siete conosciuti – se mi è concesso chiederlo? Ma lo chiedo, con la dovuta riservatezza, solo perchè ho la sensazione che la vostra sia stata una bella storia d’amore. E d’Arte.
Ero una giovane studentessa di Filosofia e d’estate, con i miei genitori, passavo le vacanze a Lido di Camaiore. Un giorno una mia cara amica – la Mimma – anche lei al Lido, mi annunciò "Stasera vengono a trovarmi tre amici di Firenze, uno lavora al Comunale...". Era Walter. Come lo vidi ebbi un tremito, mi piacque subito. Ma la sera a ballare, lui se ne stava un po in disparte, finchè poi si decise a invitarmi per una danza. Notai che tremava tutto. "Ti senti male?" gli chiesi. "No, ma come ti ho vista mi hai fatto tremare...". "Beh, anche tu" gli risposi...
Lei da studentessa frequentava il teatro?
Certo, si andava in loggione. Gli amici lasciavano i cappotti sui sedili per prendere i posti per tutti. Poi, frequentando Walter, salii di grado e...scesi in platea e la cosa mi piacque molto...
Anche il padre di Walter aveva lavorato al Comunale...
Si, Virgilio Boccaccini nel 1928 lavorava alla struttura dell’Orchestra Stabile Fiorentina che avrebbe poi dato vita al Maggio, nel 1933. Il fondatore dell'Orchestra fu il M° Vittorio Gui a cui in quegli anni Virgilio era molto vicino. Posso raccontarle un aneddoto sul Maestro? Gui fu il primo a istituire in teatro il "buio in sala" durante le rappresentazioni. La cosa era una novità, ma piacque molto, specialmente...agli innamorati. E da allora qualcuno lo chiamava scherzosamente M° Bui....
Poi Virgilio morì improvvisamente e Walter iniziò a lavorare al Comunale, già dalla fine degli anni ’40. Ma, pensi, che allora lui avrebbe voluto fare il medico, ma fu costretto a lasciare l'Università con grande dispiacere. Poi non si pentì della scelta del teatro a cui avrebbe dedicato tutta la sua vita.
Dunque per 30 anni dai ‘60 alla sua morte (ma come ha detto, lavorava già al comunale dal dopoguerra) suo marito è stato il Segretario Generale del Maggio Fiorentino.
Una stagione di grandi eventi musicali e culturali per la città, un periodo forse irripetibile. Me ne vuol parlare?
Dopo il periodo difficile della guerra e del bombardamento, chiusura e successiva ricostruzione del teatro, il Maggio fu molto innovativo nel panorama musicale italiano. Si distinse per i programmi e il repertorio che si apriva "ai non italiani", per i Direttori che tutti ci invidiavano e cercavano di "rubarci" (in qualche caso ci riuscirono: prima Siciliani, poi Muti passarono alla Scala, allora sempre in "lotta di prestigio" con il nostro Maggio). E poi i grandi eventi, l’Anno Rossiniano, la prima di Maria Callas nel ’53 in Traviata, ancora la Callas in Medea, i grandi registi come Zeffirelli. Franco lo vedevo spesso anche a Pomino, dove noi abbiamo una casa di campagna e lui andava ogni tanto a trovare un suo amico, Alfredo Bianchini, grande cantore popolare toscano, che ha poi chiuso la sua vita in grandi sofferenze...
Un segno innovativo del Maggio fu anche l’apertura del Piccolo Teatro con un repertorio dedicato alla ricerca e alla riflessione.
Lei insegnava Filosofia nei Licei. Come conciliava la sua vita fra scuola e teatro, fra insegnamento e musica, compresi, immagino, gli impegni di rappresentanza, le "prime",...?
Si, mi piaceva molto insegnare e confrontarmi con gli altri sul piano umano, guardando alle persone, ai sentimenti... Una volta un giovane studente mi disse: "Da quando è venuta lei ci ha cambiato la vita!". Lo ricordo ancora.
Conciliare scuola e teatro era cosa dura: ho fatto anche la preside, con impegni anche pomeridiani. Poi tornavo a casa e Walter, già in ‘abiti di rappresentanza’ mi accoglieva dicendomi: "Sei pronta?". E via alle Prime del Maggio, vestiti lunghi, tutti eleganti... (o alle prove, che a me piacevano molto: è lì che capisci davvero un’Opera e la sua messinscena). Poi i saluti in camerino, le cene del dopospettacolo... Tornavamo a casa a notte fonda. "Fra tre ore mi dovrò alzare per andare a scuola " pensavo, "quasi quasi mi lascio le calze...". Ma non lo facevo...
Immagino che per la sua casa, cioè per queste mura, siano passati i più grandi Direttori e cantanti dell’epoca. Ci vuole fare qualche nome? E come erano fuori dal palcoscenico? Chi era affabile, chi ombroso, chi solare, chi introverso, chi "solo la musica!", chi aperto alle altre arti?
Alcuni li ho già nominati. Le allungo l’elenco, che sarà sempre incompleto, tanto è ampio: Fedora Barbieri fu davvero una cara amica (fra parentesi era un’ottima cuoca!) e mi fu molto vicina quando nel ’91 morì Walter; la Scotto, la Tebaldi (donna semplice e buona), la Callas (una vita sfortunata, mi faceva un gran pena...), poi Abbado amico sincero, Muti, affettuoso con il suo calore meridionale, Carlo Maria Giulini (uomo molto sensibile, gentile, straordinario), i cantanti Paolo Washington, Pavarotti, Kraus (colto, si distingueva su tutti, aveva anche una laurea in ingegneria), il M°Gavazzeni (ironico, intelligente, ma con strane teorie specie sull’interrelazione fra le avventure galanti e una buona direzione d’orchestra. Teorie che cercava di comunicare ai suoi colleghi, anche a quelli felicemente coniugati....). E poi non scordiamoci i grandi "tecnici" di allora, figure di alta professionalità, come Bettini in palcoscenico o Guido Baroni, maestro di luci e l'ing. Caliterna... Ah, dimenticavo altri amici importanti: Nono, Dalla Piccola, Berio, Piero Farulli, che ha promosso insieme a me per 20 anni un Premio/Borsa di Studio, che io stessa ho finanziato, per gli studenti della Scuola di Fiesole, in memoria di Walter.
Ci sono stati momenti difficili, specie per suo marito? Uno sciopero improvviso? Una cantante con la tonsillite il giorno prima del debutto? Come ve la siete cavata?....
Ci sono state spesso delle difficoltà: di denaro, sempre; e di dissidi politici con gli Enti pubblici. Per gli imprevisti (malattie o altro) eravamo sempre organizzati, con il doppio cast. E poi non ci spaventava nulla, dopo che avevamo superato la tragedia dell’alluvione: pensi che riuscimmo a debuttare lo stesso, nel giorno già a suo tempo programmato per la prima. Ricordo che le sedie ce le prestò La Pergola e per terra avevamo messo dei tavoloni di legno... Ma fu una grande emozione quella prima nel 1966!...
Il Maggio è stato famoso anche per le grandi Tournée. Anche suo marito ne ha organizzate?
Non solo. Spesso ne curava anche la regia. Come in Spagna, dove per sette anni siamo andati in Tournèe. L’orchestra era spagnola e Walter portava i cantanti. Un’esperienza indimenticabile.
E con Metha, Walter andò in India con l’Orchestra del Maggio. Per Metha fu un vero trionfo: lo accolsero persino con una grande processione di elefanti!
Signora Maria Adelaide, va ancora a Teatro?

La sera non esco. Ma alle pomeridiane vado ancora volentieri. Giorni fà ho visto un bel Rigoletto diretto da Metha, che poi sono andata a salutare affettuosamente in camerino; e prima avevo visto Le Braci di Marco Tutino (ero un pò prevenuta: pensavo "troppo moderno"... ma devo dire che mi è piaciuto).
Vedo qui alla parete (insieme a tante altre) una bella foto di Aurél Milloss, il grande scenografo, con una dedica: "A Walter, il mio Angelo Custode".
Si, Walter era davvero "un angelo" e tutti sapevano di poter contare sul suo appoggio. Il teatro però è stressante, ma lui era sempre disponibile. Quando mancava il Sovrintendente o il Direttore Artistico, era tutto sulle sue spalle. Ma non si è mai lamentato: il teatro era la sua vita. E anche la mia.
Potremmo andare avanti a lungo a far emergere, dalla nebbia dei ricordi, un mondo di artisti e una stagione musicale e culturale straordinaria, forse irripetibile. Continuano ad apparire nomi, luoghi, Stagioni d’Opera, figure di grande esperienza professionale, capimacchinisti, datori di luce (ora si dice "Light designer"), poi arriva anche il Vin Santo con i pasticcini buoni di Firenze.
Il tempo sembra volato, quando con calore mi saluta e mi accompagna all’ascensore, la Signora del Maggio.
Fuori c’è il freddo pungente delle sere autunnali fiorentine, davanti a questo palazzo sobrio ed essenziale di via Puccinotti, una strada tranquilla, nè troppo in centro, nè troppo in periferia.
In testa ho ancora un turbinio di nomi, di date, di eventi. Per la Stazione farò quattro passi a piedi....
Nella foto: Maria Adelaide Ghinozzi con Piero Farulli

 
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