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visioni dantesche

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

FESTIVAL DANTE 2021

"NE LA PITTURA TENER LO CAMPO"   
VISIONI DANTESCHE di Aristide Foà

Mercoledì 13 settembre, alle 18:30 presso gli Antichi Chiostri Francescani si è aperta la settima edizione del Festival ‘Dante 2021’, che riparte quest’anno da una citazione della Divina Commedia: ‘Il lungo studio e ‘l grande amore’ (Inferno I, v. 83). Il Festival è organizzato della Fondazione Cassa di Risparmio di Ravenna, con il patrocinio della Regione Emilia-Romagna e del Comune di Ravenna e con la collaborazione di soggetti cittadini quali l’Istituzione Biblioteca Classense, il Centro Dantesco dei Frati Minori Conventuali e la Casa Matha – Schola Piscatorum. . Hanno introdotto Claudio Marazzini, Presidente dell'Accademia della Crusca, e Domenico De Martino, Direttore artistico di Dante2021.
In questa primo incontro del Festival, si sono intrecciati temi, suggestioni e ispirazioni, non solo dello studio e della ricerca, ma anche della musica, della recitazione e delle arti visive.
Il professor Alexander P. Lobodanov, dell'Università Lemonosov di Mosca, ha trattato il tema: Dante parla russo, citando scrittori e poeti russi che hanno cantato Dante;   alcune loro poesie, ispirate al poema dantesco, sono state recitate da  Alessandro Libertini.

Alla fine dell'incontro è stata inaugurata  una mostra di pittura dell'artista Aristide Foà,  appartenente alla comunità ebraica di Parma. La mostra espone  una serie di acquarelli dal titolo collettivo: "Visioni dantesche".
Aristide Foà (1876-1965) fu prestigioso direttore della Biblioteca di Parma, fu artista poliedrico, critico musicale della  "Gazzetta di Parma", letterato e appassionato di pittura, protagonista di un attivo movimento d'avanguardia nella Parma del primo dopoguerra.
Le "Visioni dantesche", presentate per la prima volta a Firenze nel 1922, sono la sua più importante opera pittorica.
In seguito alle leggi razziali del 1938, Aristide Foà fu internato  in un campo di concentramento, da cui riuscì a fuggire salvandosi in Svizzera. Alla fine della guerra rientrò a Parma dove continuò la sua attività di animatore culturale e di pittore.
Così presentò la sua opera: "Ho dato il nome di Visioni dantesche agli acquarelli che presento, perché con essi ho inteso di rappresentare col mezzo dei colori, quella emozione indeterminata ed intraducibile a parole, che è provocata nell'anima nostra dalla lettura del Poema".

Maria Angela Baroncelli Molducci


 
 
 
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